La politica

Romano Prodi

E' scontro sull'oro di Bankitalia

di Aldo Puthod

08-08-2007

Si scatenano le polemiche dopo una dichiarazione possibilista di Romano Prodi sull'utilizzo della riserva aurea per ridurre il debito pubblico. Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi: "Vuol fare il primo ministro oppure Capitan Uncino?".

ROMA. Utilizzare l'oro di Bankitalia per ridurre il debito pubblico: l'ipotesi (contenuta nella risoluzione dell'Unione approvata insieme al Dpef) diventa motivo di scontro al calor bianco tra maggioranza e opposizione, dopo una dichiarazione possibilista di Romano Prodi. Il premier ne parla ai giornalisti dalle sue vacanze di Castiglione della Pescaia: "Il fatto che sia iniziato un dibattito serio sul tema dell'utilizzo delle riserve auree è certamente positivo". "E' bene - aggiunge Prodi - che il dibattito vada avanti. In molti paesi ci sono state scelte diverse. Alcuni hanno venduto una parte dell'oro, altri non l'hanno fatto. Ma è comunque un dibattito positivo".

Arriva a stretto giro di posta l'attacco di Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi: "Prima il tesoretto, ora l'assalto ai Bot, ai Cct e alle riserve d'oro. Prodi vuol fare il primo ministro oppure Capitan Uncino?". Bonaiuti rincara: "Dopo aver chiamato 'tesoretto' il maltolto, ovvero quanto è stato sottratto agli italiani con una gragnuola di tasse, il governo ora vuole 'armonizzare le rendite finanziarie', ovvero aumentare le aliquote su Bot e Cct e, se non dovesse bastare, utilizzare anche le riserve auree. E meno male che la sinistra chiamò il suo programma 'Per il bene dell'Italià".

Tutto il centrodestra attacca Prodi. Gianfranco Rotondi, della Dca, la derubrica a "trovata estiva". "A questa Banda Bassotti diciamo giù le mani da Bankitalia", tuona Adolfo Urso (An). Il leghista Roberto Calderoli fa un parallelo col fascismo: "C'é da aspettarsi l'obbligo per la consegna delle fedi e degli altri oggetti d'oro delle famiglie e l'obbligo di estrazione dei denti d'oro dagli estinti in onore del regime prodiano".

E il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa definisce "demenziale" che il governo voglia intaccare le riserve auree di Bankitalia, e invita ad affrontare il nodo del risanamento dei conti pubblici e del debito "senza scorciatoie". L'Unione passa al contrattacco. "Chi si scandalizza - dice il Pdci Orazio Licandro - è soltanto un fariseo, visto che fu l'allora ministro Tremonti a pensare alla vendita di riserve nel 2004 scontrandosi con il no di Bankitalia".

Con Licandro emerge tra l'altro un aspetto centrale della questione: l'Istituto, infatti, come ricordava nei giorni scorsi Lorenzo Bini Snaghi (del board Bce) non può essere obbligata a vendere. Questione ben presente anche a Tommaso Padoa-Schioppa: domenica sulla "Stampa" sottolineava che "l'indipendenza finanziaria delle banche centrali è parte costitutiva del loro statuto di indipendenza". Ma aggiungeva anche che "l'uso delle eccedenze di riserve a calo del debito è già stato deciso in altri paesi: entro questi limiti e purché lo facciano in modo corretto governo e Parlamento hanno pieno titolo ad occuparsi di queste tematiche". In ogni caso, quelle della Cdl sono polemiche "strumentali e prive di fondamento" per il sottosegretario all'Economia Paolo Cento, che invita a una discussione "senza pregiudizi". Il Verde Angelo Bonelli, sottolinea che con quell'oro si potrebbero evitare tagli alla spesa per le politiche sociali e la tutela dell'ambiente, nonché diminuire le tasse. Strumentalizzare questioni serie, dice Nello Formisano (Idv) "non fa bene all'Italia".

Ci scherza su Enrico Letta ("Discorso troppo aureo per affrontarlo qui..."), mentre Renzo Lusetti commenta: "Ma quale assalto all'oro, la Cdl ha letto troppe favole". Una polemica estiva dal sapore un po' virtuale, e non solo perché sarà Draghi ad avere l'ultima parola. Bankitalia ha nei suoi forzieri quasi 2.452 tonnellate d'oro, per un valore di oltre 38 miliardi (a fronte di un debito pubblico che è intorno ai 1.609 miliardi). Ma non tutto può essere venduto. A causa di un accordo tra 15 banche centrali, valido fino a settembre 2009, non possono essere cedute più di 500 tonnellate complessive l'anno. Per la tranche che scade a settembre 2007 ne restano a disposizione, per le 15 banche, "solo" 206 tonnellate. "Non capisco la bufera", chiosa in serata Silvio Sircana, portavoce del presidente del Consiglio: "Prodi ha solo risposto alla domanda di un giornalista a proposito di un articolo sulla questione delle riserve auree. E si è limitato a dire che è positivo che se ne discuta".

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