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Il primo ministro Nuri al Maliki

Maliki in Iran. Sforzi diplomatici per la ricerca della sicurezza in Iraq

08-08-2007

TEHERAN. L'Iraq incrementa i suoi sforzi sul piano diplomatico per cercare di frenare la violenza nel Paese. Il primo ministro Nuri al Maliki ha avuto ieri a Teheran colloqui con le massime autorità iraniane, mentre a Damasco alti funzionari dei servizi di intelligence di Baghdad hanno incontrato i propri omologhi iraniani e siriani insieme a rappresentanti turchi, egiziani, del Kuwait, del Bahrein, oltre che osservatori Usa, britannici, francesi, dell'Onu e della Lega araba. "L'Iran ha sempre fatto sforzi speciali per aiutare a portare la sicurezza in Iraq", ha detto il vice presidente Parviz Davudi durante il suo incontro con al Maliki.

La visita del premier iracheno a Teheran avviene due giorni dopo che Usa, Iran e Iraq hanno cominciato a lavorare, in una riunione a Baghdad, ad una commissione trilaterale sulla sicurezza. E' questo il primo risultato di due incontri avuti tra maggio e luglio dagli ambasciatori di Usa e Iran in Iraq. Trattative difficili, che avvengono proprio mentre non si arrestano le accuse di Washington a Teheran di fomentare la violenza. Anche ieri le autorità militari americane in Iraq hanno rivolto nuove accuse ai Pasdaran (Guardiani della rivoluzione) di continuare a fornire ai ribelli sciiti iracheni ordigni capaci di perforare i blindati.

Al Maliki si trova poi a fronteggiare una pericolosa crisi interna, con 17 dei suoi 40 ministri _ tra i quali cinque sunniti _ che hanno rassegnato le dimissioni o boicottano le riunione del governo. Secondo l'agenzia iraniana non ufficiale Fars, nei colloqui a Teheran Maliki avrebbe chiesto all'Iran, Paese sciita, di fare appello a Paesi sunniti come l'Arabia Saudita e l'Egitto perché "chiedano ai sunniti iracheni di tornare a partecipare alla vita politica".

Ieri a Damasco alti funzionari dei servizi di intelligence di Iraq, Siria e Iran si sono invece riuniti, assieme a rappresentanti turchi, egiziani, del Kuwait e del Bahrain, oltre che a osservatori statunitensi, britannici, francesi, dell'Onu e della Lega Araba, per il secondo incontro del comitato per la sicurezza dell'Iraq, costituito a Sharm al_Sheikh lo scorso maggio alla conferenza dei Paesi confinanti dell Iraq. L'incontro, ospitato ieri e oggi in un esclusivo albergo alla periferia della capitale siriana, è stato aperto dal ministro degli Interni di Damasco, Bassam Abd al_Magid, che ha assicurato "il massimo impegno siriano nel controllare il confine con l'Iraq". Abd al_Magid, citato dall'agenzia ufficiale siriana Sana, ha spiegato che le autorità di confine siriane hanno "incrementato il numero di pattugliamenti e hanno stretto le misure di controllo", intercettando e arrestando periodicamente "cittadini di altri Paesi che tentano di attraversare la frontiera in modo illegale. Ma il confine va controllato da entrambe le parti", ha aggiunto il ministro siriano criticando implicitamente le autorità di Baghdad e quelle statunitensi.

La delegazione siriana era composta da numerosi dirigenti dei servizi d'intelligence, tra cui Muhammad Mansura, capo del dipartimento della Sicurezza politica, responsabile dossier dei combattenti arabi diretti in Iraq. L'Iran ha da parte sua inviato una delegazione di 15 rappresentanti della sicurezza oltre ad altri funzionari del ministero degli Esteri. Da Baghdad è giunto invece il curdo Hussein Kamal, a capo dell'intelligence militare sin dal primo governo iracheno dell'era post Saddam. "Chiediamo un maggior impegno da parte dei nostri vicini, in particolare da Siria e Arabia Saudita", ha detto Kamal citato da fonti diplomatiche presenti all'incontro di Damasco.

Ma proprio l'assenza della delegazione saudita ha lasciato scettici alcuni osservatori: "Fino all'ultimo Riad ha lasciato in sospeso la propria partecipazione, e poi ha rinunciato", ha spiegato ieri il quotidiano panarabo al_Hayat, di proprietà saudita. "Riad preferisce discutere della sicurezza dell'Iraq solo con i ministri degli interni dei Paesi confinanti", ha affermato una "fonte diplomatica araba" citata sempre da al_Hayat.

"Soddisfatto" dell'incontro, perche "c'é assolutamente bisogno di un coordinamento tra i vicini dell'Iraq", si è detto Irfan Siddik, vice ambasciatore di Londra a Damasco, che guidava la delegazione britannica accanto al suo omologo statunitense, Micheal Corbin.

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