La politica

Walter Veltroni e Rosi Bindi

PD. La Bindi e gli ulivisti attaccano Fioroni, grande sponsor di Weltroni

di Toni Visentini

11-08-2007

ROMA. Scintille nel Partito democratico. Rosy Bindi, candidata alla leadership, e gli ulivisti attaccano Beppe Fioroni (ex Ppi della Margherita), grande sponsor di Walter Veltroni. "Cerchi la rissa" accusa il ministro della Famiglia che avverte: "Gli accordi a cascata sono fatti e io mi batto contro una situazione compromessa".

Che il clima non sia dei migliori lo conferma anche il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, che avverte: c'é il rischio di una deriva demagogica e della nascita di correnti e correntine. E se il diessino Luciano Violante assicura che non c'é nessuna spartizione sui segretari regionali, il ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani, anche lui Ds, sostiene che in questa fase iniziale il rischio verticismo "é inevitabile".

Il tema, tanto per cambiare, è la partita per le segreterie regionali, che provoca tante tensioni e tante ne alimenterà. Fioroni, plenipo-tenziario del presidente del Senato Franco Marini per l'area ex Popolare dei Dl, aveva polemizzato con i due avversari di Walter Veltroni nella corsa per la segreteria, Bindi ed Enrico Letta.

Il ministro dell'Istruzione li aveva accusati di "consociativismo", sostenendo che non possono sostenere candidati regionali ‘veltronianì e avvertendoli: se perdete, siete minoranza. Durissima la risposta della Bindi: "Ma in che mondo siamo? Mi pare evidente che, nel momento in cui si intende escludere dalle elezioni dei segretari regionali chi non sostiene Veltroni e Franceschini, si dimostra chiaramente che gli accordi ci sono, che sono verticistici ed escludenti. Stanno riproducendo a cascata nei territori lo schema del ticket".

Il ministro ribadisce che lei e i suoi sostenitori decideranno liberamente regione per regione. "Fioroni cerca la rissa - insiste - e io cerco di disintossicare una situazione compromessa". La Bindi chiama in causa Veltroni: torni dalle vacanze e faccia chiarezza. Ma lui se ne guarda bene.

Anche l'ulivista Antonio La Forgia se la prende con Fioroni, mentre Enrico Letta fa sapere di non voler accettare un clima da rissa.

E allora è Violante a cercare di abbassare i toni, negando intese romane per imporre i candidati locali: "Non solo non è vero che ci siano intese in questo senso, ma oltretutto non sarebbe opportuno perché se si dovesse mai decidere che il segretario regionale lo fa ad esempio il signor Rossi, sarebbe inevitabile per lui diventare bersaglio di tutta una serie di attacchi". Ma la preoccupazione per accordi ‘a cascatà siglati a Roma c'é, ed è sentita trasversalmente nei Ds e nella Margherita.

Per Cacciari, coordinatore del Comitato per Veltroni in Veneto, le realtà locali devono essere protette dai giochi di Roma. Il sindaco di Venezia teorizza la possibilità del voto disgiunto: un sostenitore di Letta o Bindi per la segreteria nazionale, per esempio, può appoggiare in una regione il candidato veltroniano.

Cacciari mette in guardia anche dal rischio di una deriva demagogica e populista e di un'Assemblea costituente che il 14 ottobre si ritrovi divisa in "correnti e correntine". Perplessità già sollevate qualche giorno fa da Bersani, che oggi torna sul tema, ammettendo che in questa fase il rischio di verticismo "é inevitabile". Dal 15 ottobre, avverte dunque il ministro diessino, "lo scettro va ridato al popolo dei democratici". Insorge l'ulivista Franco Monaco, secondo il quale proprio Bersani, rinunciando a sfidare Veltroni, "ha avallato il verticismo". E la Bindi: "Se diamo lo scettro al popolo dopo il 14 ottobre, il popolo ce lo tira addosso". Insomma, tensioni e polemiche non mancano. E forse ha ragione il rientrante Peppino Caldarola che ha detto "il Pd si infiamma". Speriamo che non vada a fuoco, chiosa preoccupato un dirigente rutelliano della Margherita.

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