Cultura

Locarno. Pardo d'oro alla Rinascita del giapponese Kobayashi

di Claudio Scarinzi

12-08-2007

LOCARNO. Le gravi colpe dei figli non possono o non devono ricadere sui genitori che non sono tenuti a scusarsi o a confrontarsi per il loro comportamento con chi ne paga le conseguenze: può essere questa una delle chiavi di lettura di 'Ai no yokan' (La rinascita), il film del giapponese Masahiro Kobayashi che ha vinto, un po' a sorpresa, il Pardo d'oro al 60/mo Festival del cinema di Locarno.

Ma il regista, 53 anni e un passato di cantante folk, ben noto ai cinefili, aveva già un pedigree di premi in altre rassegne, segno che è molto apprezzato fra la critica. "Abbiamo avuto difficoltà a collegare il filo rosso delle 19 pellicole del Concorso internazionale - ha spiegato l'attrice francese Irene Jacob, presidente della giuria di cui ha fatto parte anche Saverio Costanzo - e ci sono state anche discussioni brusche, ma alla fine abbiamo puntato sul cinema di innovazione, di ricerca, di approccio personale nello spirito locarnese".

E certamente 'Ai no yokan' con la sua attenzione ai particolari, le continue ripetizioni di gesti e scene, gli sguardi rivelatori, va in questa direzione intimista e minimalista. La pellicola inizia con alcuni minuti di interrogatori a una donna, Noriko, la cui figlia adolescente ha ucciso una compagna di classe a Tokyo, e a un uomo, Junichi, interpretato dallo stesso regista, che è il padre della ragazza assassinata e risponde alle stesse domande. Quindi i dialoghi praticamente scompaiono o sono ridotti all'essenziale. Un anno dopo, in una cittadina industriale della regione di Hokkaido, Junichi decide di fare l'operaio apparentemente per non pensare e per superare il dolore, con il lavoro fisico in una fabbrica, per la perdita anche della moglie.

Qui, casualmente, incrocia Noriko, cuoca dell'albergo dove lui porta avanti un'esistenza ormai distrutta. Entrambi sono feriti, magri, tesi nei loro corpi. Piano piano però la vita dell'uno inizia insopportabilmente a specchiarsi nella vita dell'altro e tra i due personaggi nasce un legame. Si pongono delle domande, ritrovano un senso e il desiderio. Un film poetico e al tempo stesso crudele: due esseri innocenti rimuovono la loro sofferenza. Non solo l'est asiatico, però, va bene a Locarno perché anche gli italiani ricevono i loro meritati riconoscimenti: Michele Venitucci per la sua interpretazione di pugile disperato in 'Fuori dalle corde', fra la povertà e la disperazione dei match clandestini controllati dalla malavita, vince il Pardo per la migliore interpretazione maschile ex aequo con Michel Piccoli, icona del cinema francese, per 'Sotto i tetti di Parigi'. 'Imatra', sulla omonima cittadina finlandese, di Corso Salani ottiene il Premio speciale nella sezione 'Cineasti del presente' e a 'Tagliare le parti in grigio' di Vittorio Rifranti, che indaga tre persone rimaste legate dopo un grave incidente stradale, va il Pardo per la migliore opera prima.

 

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