Economia

Economia. Previsioni nere per gli Usa. La Fed pronta a diminuire il costo del denaro

12-08-2007

WASHINGTON. Col fiato sospeso per la riapertura delle borse lunedì, dopo il "venerdì nero" della crisi dei mutui Usa, Wall Street e le altre piazze finanziarie hanno passato la giornata di ieri in analisi e pronostici. Sperando di trovare qualche raggio di luce in un orizzonte che continua ad apparire molto, molto grigio. Ma l'unico sprazzo di speranza sembra poter venire dalle banche centrali, la Federal Reserve americana e la Banca Centrale Europea, già intervenute pesantemente nei giorni scorsi in iettando liquidità nei mercati per 94, 8 miliardi di euro (la BCE) e per 24 miliardi di dollari (la Fed).

Ora, gli operatori aspettano che i due istituti facciano qualcosa di diverso, intervenendo sul costo del denaro. La Bce di Jean_Claude Trichet, che aveva già annunciato un aumento del tasso di sconto dello 0,50% entro l'anno, potrebbe rinunciare almeno a un quarto di punto di aumento, e forse rimandarlo di tre mesi. La Fed, invece, potrebbe addirittura ridurre il costo del denaro di 0,50% una misura che darebbe ossigeno a quelle centinaia di migliaia di famiglie americane che non riescono a pagare il mutuo della casa contratto quando il tasso d'interesse era all'1% e il valore delle case acquistate cresceva a ritmi folli, consentendo persino di accendere nuove ipoteche per finanziare i consumi voluttuari.

Tempi lontani. Ora il tasso di sconto supera il 5% e la bolla immobiliare è scoppiata: i prezzi delle case americane scendono e non coprono più i debiti. Per questo abbassare di nuovo il costo del denaro sembra agli operatori finanziari in crisi di panico la mossa giusta per salvare la barca in tempesta.

E c'è chi prevede ora un "effetto domino": "Il problema va ben oltre i mutui_spazzatura", avverte Peter Schiff, presidente di Euro Pacific Capital Inc. "Questi mutui sono come una piccola falla, ma il problema principale è la tenuta della diga stessa".

L'incubo peggiore, almeno in America, è il crollo dei consumi: se le famiglie smettono di spendere perché non possono indebitarsi più di così, e non riescono neppure a far fronte agli oltre 84mila dollari (in media) di debiti già contratti, l'economia Usa rischia una recessione.

La buona notizia, se c'è, sembra riguardare solo il resto del mondo sviluppato, Europa in testa. Dove le banche e i risparmiatori sono meno esposti con fondi speculativi e mutui_spazzatura, e dove i consumi sembrano poter restare stabili più a lungo, o persino crescere. Serviranno però giorni, o forse settimane, per capire quanto davvero le banche europee siano finite nella rete dei titoli senza valore, spesso messi in portafoglio e venduti ai clienti grazie a valutazioni rassicuranti delle società di rating.

Ieri la banca d'affari tedesca WestLb ha ammesso un'esposizione di 1,25 miliardi di euro nel settore dei mutui "subprime", dopo che un'altra banca, IKB, è risultata tanto esposta nel settore da far scattare un piano d'emergenza da 3,5 miliardi di euro. Altri casi, però non sembrano venire fuori in Europa, dove la francese BNP Paribas ha sospeso prudenzialmente tre fondi esposti per soli 700 milioni di euro nel settore "subprime", una cifra considerata assolutamente gestibile.

 

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