Dal Mondo

Attentato in Russia: parla il ferito italiano

15-08-2007

MOSCA. "Ho sentito un boato, ma ho pensato ad un guasto, non ad un attentato... Quando ho visto la carrozza alzarsi e mi sono trovato il soffitto sotto i piedi ho pensato ad un incidente fatale per un lungo, interminabile minuto nel quale si sentivano solo grida di terrore": è la testimonianza del milanese Domenico Gigliobianco, l'unico italiano che risulta essere rimasto coinvolto nel deragliamento lunedì sera del treno Mosca_San Pietroburgo, causato da un attentato. Nell'incidente, come lui stesso ha riferito all'Ansa, ha riportato "qualche ematoma e lussazione alla schiena e alle braccia ma nulla di grave".

"Mi hanno medicato e sottoposto a controlli in ospedale a San Pietroburgo, poi sono tornato in hotel passando la notte in bianco", prosegue Gigliobianco, che vive a Mosca dallo scorso gennaio e ieri è già tornato al lavoro per conto della Basel, una società internazionale del petrolchimico con base ad Amsterdam.

Il manager è stato uno dei protagonisti dei soccorsi: "Mi trovavo nella carrozza numero sei, a poca distanza da quelle maggiormente coinvolte. Eravamo a circa 150 km da San Pietroburgo, nel giro di un'ora saremmo arrivati", racconta con tono pacato.

"Erano circa le 22 e me ne stavo in piedi in corridoio a guardare dal finestrino quando ho sentito una forte esplosione e visto sprigionarsi del fumo", continua. "Ho pensato ad un guasto e che il treno si sarebbe fermato subito. Anche lo sguardo di un'addetta delle ferrovie alla mia sinistra sembrava rassicurante e per un attimo ho posato nuovamente gli occhi sul finestrino, ma in quell'istante la carrozza si è impennata e rovesciata su un fianco continuando a correre per un interminabile minuto...ho sentito solo grida di terrore", ricorda Gigliobianco.

"Mi sono trovato il soffitto sotto i piedi e d'istinto ho afferrato il corrimano e la persona che si trovava vicino a me, un russo di circa 50 anni. Ho sbattuto con la schiena e le braccia contro la parete del corridoio e ho pensato ad un incidente fatale, perché in quei momenti temi solo che da un momento all'altro morirai", aggiunge.

"Poi il treno si è fermato e ho visto schizzi di sangue dappertutto, in particolare una madre con una bambina. Ho cercato di rimanere freddo e con un tavolino della carrozza ho spaccato un finestrino e creato un varco, aiutando a tirar fuori le persone che stavano peggio", racconta.

"Ci hanno invitati ad allontanarci per il timore di nuove esplosioni, ma io e altri abbiamo continuato a dare una mano: temevo solo l'arrivo di un altro treno non avvertito dell'incidente. Quindi hanno radunato i passeggeri non gravi nella vicina foresta e dopo un'ora un pullman ci ha portato ad una stazione a circa 20 km, dove ci aspettava un nuovo treno per San Pietroburgo, mentre gli altri feriti hanno ricevuto soccorsi adeguati", prosegue.

"Dicono che l'ordigno è stato collocato all'altezza di un ponte di circa 20 metri che avevamo appena superato e sotto il quale c'era un dirupo: a tenerci sui binari pare sia stata la velocità...", conclude, sottolineando di aver "ricevuto tutta l'assistenza necessaria dall'ambasciata e dal consolato italiani".

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