La politica

Silvio Berlusconi

Berlusconi chiude alle riforme. L'Unione: "ripensaci"

Anna Laura Bussa

19-08-2007

Il leader della Casa delle Libertà decide di chiudere una volta per tutte le trattative con il governo sulle riforme

ROMA. Il leader di FI Silvio Berlusconi chiude sulle riforme e la Cdl si divide, con l'Udc che preme per il dialogo. Mentre dall'Unione immediato si alza l'appello: ‘Silvio ripensaci, per il bene del paese'.

Il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera Luciano Violante ce l'aveva messa tutta prima dell'estate a far sedere maggioranza e opposizione intorno ad un tavolo per arrivare almeno a tre decisioni importanti: la riduzione del numero dei parlamentari, il supera-mento del bicame-ralismo perfetto e l'introduzione fede-ralismo fiscale.

Ieri però è arrivata la doccia gelata. E dal leader della Cdl in persona: "Credo che di accordi con questa sinistra per eventuali riforme istituzionali - afferma Berlusconi - non se ne possano prendere. Non c'é spazio per intese con la sinistra perché questo farebbe scarrocciare in avanti la situazione di almeno due anni e questo non fa il bene dell'Italia".

Il Cavaliere teme insomma che da parte dell'Unione il voler insistere sulle riforme sia solo un tentativo per allungare un po' di più la vita del governo Prodi. Così punta i piedi e gli vanno dietro la Lega, con il capogruppo al Senato Roberto Castelli ("dalla maggioranza solo parole"), e la Dca di Gianfranco Rotondi. An invece si divide. Il presidente dei senatori Altero Matteoli è con lui: "Tutto ciò che può allungare la vita a questo governo - dichiara - va evitato. Meglio andare subito al voto".

Il relatore alla Camera per le riforme Italo Bocchino (An) afferma invece come l'opposizione abbia "comunque il dovere di provarci".

Anche lui non nega di essere "scettico sul fatto che in questa legislatura così precaria" si possa davvero riuscire a farle, ma insiste che bisogna andare a ‘vedere le cartè perché le tre modifiche costituzionali sono troppo importanti.

L'Unione invita Berlu-sconi a ripensarci. E il primo a farlo é Luciano Violante: "Le riforme servono al Paese" insiste e "un uomo di Stato" sottolinea dovrebbe saper "anteporre l'interesse del Paese a quello del suo partito" perché ci sono misure, come quella della riduzione del numero dei parlamentari che o si fanno subito o si dovrà "rimandare tutto di una decina d'anni".

Anche Renzo Lusetti (DL) si appella al Cavaliere dichiarando che "le riforme istituzionali sono una priorità per il Paese" e che "ogni divisione sul tema è pretestuosa e strumentale".

Un invito al ripen-samento arriva anche dall'Udc. Con il presidente Rocco Buttiglione che chiede al Cavaliere di dare una possibilità all'intesa sulle riforme perché altrimenti quelli della maggioranza non potendo "accettare di andare alle elezioni anticipate sul fallimento del governo Prodi" se lo terranno e "lo imporranno al paese ancora per quattro anni". Quando invece "sono pronti ad accettare un governo di transizione" per fare quelle che servono.

In questo clima da Bicamerale, quando sempre per il ‘no' di Berlusconi naufragò ogni accordo sulle riforme, il leader di FI sembra per ora irremovibile. E anche il suo portavoce, Paolo Bonaiuti, stronca ogni critica e respinge ogni invito al dialogo: "Non si può parlare di riforme - taglia corto - con una sinistra che ha occupato tutte le poltrone" e ha badato solo "a cancellare quelle del governo precedente".

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