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Nazionale: amichevole degli Azzurri contro l’Ungheria. Collaudo pensando alla Francia

21-08-2007

BUDAPEST. Un grande avvenire dietro le spalle. Al Nepstadion di Budapest tutto parla del passato, a cominciare dal nuovo nome dell'impianto, Ferenc Puskas, per finire con i tanti monumenti a ricordo di quando i magiari dominavano il mondo del calcio. In questo scenario di grandezza, la piccola Ungheria di oggi, tra mezze figure e giovani dalle speranze assai incerte (tra i convocati c'é addirittura un primavera dell'Inter, Filkor, che di preoccupante ha solo il nome, Attila) farà da sparring per gli azzurri di Donadoni nella prova generale della sfida con la Francia. La scuola danubiana da decenni si è estinta, superata da accelerazioni e ripartenze. Ma per ritrovare in avvio di stagione misure e gesti tecnici in vista dell'incontro ravvicinato con Domenech ed i suoi giocatori, un avversario così, al 65/o posto della classifica Fifa ex aequo con Trinidad e Tobago, evidentemente secondo Donadoni basta. Un avvio soft sul piano agonistico, ma con implicazioni psicologiche evidenti. E' alle prese con la prima Italia ufficiale del dopo Totti, il ct azzurro che malignamente precisa "il romanista in realtà non l'ho avuto mai". Rimuove il problema del numero 10 da assegnare, semplicemente rimandandolo al ritorno di De Rossi ("E poi quella maglia non l'ha chiesta nessuno") e vara una squadra con il modulo ormai collaudato, il 4-2-3-1. Davanti a Buffon in difesa con ogni probabilità dovrebbero esserci Oddo, Cannavaro, Materazzi e Zambrotta. A centrocampo l'accoppiata Gattuso-Pirlo a sostegno di Del Piero-Quagliarella-Di Natale, punta avanzata Toni. Un modulo al quale Donadoni toglie il crisma di 'esperimento tattico' per la gara con i francesi.

"E' solo il migliore per quella di domani, come pure la formazione che schiero. Io non ho la testa all'8 settembre, per me non è un chiodo fisso, penso solo all'impegno di domani. Fare altrimenti significherebbe disperdere energie". Nega poi che ci sia un caso Materazzi, come parrebbe suggerire invece un lungo colloquio tra l'interista e Riva che è avvenuto ieri.

"Materazzi è sereno, sa gestire le emozioni. Non mi pare proprio che gli pesi l'avvicinarsi della partita con la squadra di Domenech". A proposito, lui sceglie i modesti ungheresi, il ct dalla lingua lunga per i suoi francesi invece prepara un doppio test, squadra A e squadra B impegnate tra ieri e oggi. E Trezeguet finisce nella formazione cadetta. "Ma ognuno si prepara come meglio crede, e secondo me Trezeguet è uno che può ambire tranquillamente a fare il titolare". Può ambire a breve termine a fare il titolare, tornando all'azzurro, anche Aquilani: "Uno che ha esperienza a sufficienza sul piano internazionale anche per partire dal primo minuto. Certo va gestito".

Di sicuro c'é che oggi con gli ungheresi gestirà il minutaggio di tutti i giocatori impegnati, perché sabato parte il campionato "ed anche gli appuntamenti degli altri meritano rispetto". Spazio dunque al massimo dei giocatori impiegabili: sei sono i cambi consentiti, ma il ct spera in un accordo in extremis per farne aumentare il numero. Al ct chiedono cosa gli fa venire in mente l'Ungheria, ed anche lui cede alla suggestione del passato che non passa: "L'unica doppietta della mia carriera".

E però alla fine trova un guizzo di quelli che fecero la sua fortuna di giocatore.

"Comincia domani la mia seconda stagione da ct azzurro, al primo anno in avvio trovammo delle difficoltà. Francia o no, metterei la firma per ripetere il percorso dell'anno scorso. Fatti i conti della serva significherebbe arrivare all'europeo".

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