La politica

Silvio Berlusconi

Partito della Libertà, gli alleati si irritano. Berlusconi adegua la sua strategia. Come in una partita a scacchi

Federico Garimberti

23-08-2007

PORTO ROTONDO (Sassari). Anche ieri, Silvio Berlusconi non è riuscito a godersi le vacanze. Dopo la convulsa giornata di martedì, il leader dell'opposizione ha passato un'altra giornata di lavoro, attaccato al telefono per convincere gli alleati, Lega e An in testa, che la linea di Forza Italia non è cambiata, né sul referendum, né tanto meno sul partito unico del centrodestra. Una giornata conclusa con un comunicato ufficiale, in cui l'ex premier ribadisce che "sia per il referendum che per la legge elettorale" Forza Italia intende ricercare "in Parlamento" un'intesa "sulla base delle proposte presentate dal senatore Calderoli". Quanto al partito unico, si legge nella dichiarazione, Berlusconi conferma "che si tratta di un obiettivo futuro, per il quale non è in corso ad oggi nessuna concreta azione preparatoria". Parole ad uso e consumo soprattutto della Lega, ma anche di An, entrambe irritatissime per l'annuncio della registrazione del simbolo del 'Partito della Libertà’, che ha colto i due alleati completamente di sorpresa. Ma quali sono le reali intenzioni del Cavaliere? Difficile dirlo con precisione. E' vero che Berlusconi, dal 'buen retiro' di Villa la Certosa, parla ogni giorno con molte persone, ma è altrettanto vero che ad ognuna fornisce una versione diversa della vicenda. Sommando le numerose letture, però, è possibile indicare alcuni punti fermi che potrebbero spiegare, almeno per grandi linee, la strategia berlusconiana. Apparentemente, il Cavaliere - come già altre volte in passato - ha voluto giocare su più tavoli contemporaneamente. Come un abile giocatore di scacchi ha preparato mosse diverse a seconda di quelle degli avversari. Nel caso in cui, come lui ritiene altamente probabile, si torni a votare già la prossima primavera, non vi sarebbe tempo per riformare la legge elettorale. L'ex premier è sicuro di vincere, ma per evitare il rischio di una nuova impasse in Senato, ma a parti invertite, ritiene fondamentale qualsiasi contributo per strappare voti (e dunque senatori) al centrosinistra. Ecco dunque l'ipotesi di trasformare i Circoli di Michela Vittoria Brambilla in una forza politica. Contemporaneamente, l'ex premier ha voluto tutelarsi nel caso in cui il voto slittasse e passasse il referendum. In quel caso, Fi sarebbe favorita dal premio di maggioranza mentre gli alleati (Udc e An in testa) sarebbero costretti a riflettere sulla necessità di unirsi in un'unica forza. Il partito unico dei moderati, vecchio sogno del Cavaliere, ma che è rimasto in un cassetto per l'opposizione dei centristi e della Lega. Queste due mosse, non è chiaro se per l'eccessiva intraprendenza della 'rossa' presidentessa dei Circoli o per decisione dello stesso Cavaliere, si sono in qualche modo sovrapposte. Scatendando il putiferio di martedì. Ora, la domanda è se Berlusconi, dopo aver tranquillizzato gli alleati, intenda modificare i suoi piani o continuare, come un perfetto giocatore d'azzardo, a giocare su più tavoli.

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