La politica

Romano Prodi

La tassazione delle rendite finanziarie divide l’Unione. Prodi: “Ci sarà una decisione collegiale”

Chiara Scalise

23-08-2007

ROMA. Prosegue il percorso a ostacoli per l'armonizzazione delle rendite finanziarie. La proposta di portare le tasse su bot e conti correnti, al 20% a partire dalla prossima finanziaria, rilanciata martedì dal sottosegretario all'Economia Alfiero Grandi, si è scontrata con la freddezza di Palazzo Chigi. Non è tanto il merito a essere finito nel mirino, quanto il metodo: la bussola per il presidente del Consiglio resta la collegialità, a maggior ragione in vista della manovra d'autunno. Palazzo Chigi prova così a gettare acqua sul fuoco e a far rientrare la polemica che si è accesa per l'ennesima volta su questo fronte anche all'interno della maggioranza e che si presta inoltre a facili attacchi da parte del centrodestra, che boccia la proposta senza appello. Ognuno, dunque, può esprimere a titolo personale le opinioni che vuole - si sottolinea in ambienti di Palazzo Chigi - ma la finanziaria è del governo e proposte e decisioni possono essere solo collegiali, fermo restando il ruolo di sintesi affidato al premier.

Un ragionamento che vale per qualsiasi settore e quindi anche per le politiche fiscali, che sono parte integrante della strategia economica del governo. Ergo, l'uscita estemporanea del sottosegretario Grandi è stata accolta con una certa irritazione dal Professore. Tanto che a distanza di 24 ore Grandi per calmare le acque sceglie di precisare, sottolineando di "trovare ovvio che l'ultima parola spetti al presidente del Consiglio". L'ipotesi di mettere in campo un'aliquota unica sulle rendite finanziarie non è in realtà nuova. L'Unione l'ha messa nero su bianco nel proprio programma elettorale e nella scorsa finanziaria è anche stato messo a punto un disegno di legge delega ad hoc. Nonostante ciò il centrosinistra non ha mai trovato la quadra ed infatti la misura è poi saltata dal provvedimento. Pomo numero uno della discordia la retroattività delle norme: molti nell'Unione sono convinti che le nuove misure debbano valere esclusivamente per nuove emissioni.

Un punto che infatti non mancano di ricordare il presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama Giorgio Benvenuto (Ulivo) e il capogruppo, sempre dell'Ulivo, nell'omologa commissione di Montecitorio Laura Fincato. Ed è un punto sul quale concordano pienamente anche i Verdi. Ed è ovvio che i risparmi delle famiglie siano al centro delle preoccupazioni del mondo politico, tanto che l'Italia dei Valori propone addirittura di escludere tout court i Bot e cct. Precisazioni di merito a parte, in casa Ulivo si registra comunque un po' di nervosismo per il nuovo polverone. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, all'unisono con la vicepresidente del gruppo dell'Ulivo alla Camera Marina Sereni, prende le distanze dalle parole di Alfiero Grandi. "È un'iniziativa personale della quale non capisco il motivo. Penso piuttosto sia bene - sottolinea Letta - che ci sia una tregua fiscale su questi temi". Ed a frenare è anche l'Udeur che chiede di aprire un confronto all'interno dell'Unione.

Chi invece non demorde e difende a spada a tratta la nuova tassazione è la sinistra dell'Unione con Rifondazione in testa. Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ricorda infatti come non si tratti di una novità. Divisioni che sono musica per l'opposizione che, compatta, si prepara a dare battaglia. La tassazione sulle rendite, dice il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, è "una mannaia" sui risparmi delle famiglie. E lo stop del premier, secondo Paolo Bonaiuti, serve a poco perché "gli italiani - assicura il portavoce di Silvio Berlusconi - hanno già capito che al ritorno dalle vacanze li attende una nuova gragnuola di tasse".

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