Dall'Italia

Le fiiamme a Patti

Patti/Due vittime e dieci feriti. Morte nell'agriturismo

di Roberto Farkas

23-08-2007

PATTI (Messina). Morte, fiamme, terrore grida, gente che fugge dal fuoco, case, hotel, pensioni agrituristiche evacuate, alcune distrutte, centinaia di ettari di boschi bruciati in una giornata nera e dolorosa per la Sicilia che registra due morti nell'agriturismo "Rifugio del falco" in contrada Litto a Patti (Messina) in una zona ad alta densità turistica. Le generalità delle vittime non sono state ancora fornite. Un cadavere carbonizzato è stato trovato nell'agriturismo e sarebbe di un uomo. L'altro è di una donna che è morta bruciata dentro la propria auto mentre tentava una fuga disperata dalle fiamme. I feriti sono una ventina, dieci sono ricoverati in ospedale a Patti, tre sono gravissinmi e sono stati portati in altri ospedali a Catania e al Cardarelli di Napoli.

La procura di Patti ha aperto subito un'inchiesta, affidata al sostituto Gaetano Scollo, anche perché nella zona da martedì, anche se in apparenza distanti dalla struttura, vi erano alcuni focolai e ieri mattina su Patti era in azione un Candair. Ma l'incendio secondo le testimonianze è divampato improvviso raggiungendo in pochi secondo l'edificio che ospita le 12 stanze e il ristorante del "Rifugio del falco".

Una scena infernale con l'agriturismo mangiato dalle fiamme e la gente che urlava tentando di fuggire. Proprio nel momento della tragedia alcuni ospiti festeggiavano un compleanno. Il proprietario del Rifugio, Antonino Ansà, che si trovava lì racconta: "Ho chiesto a tutti di rimanere uniti ma la gente era terrorizzata ed è fuggita sparpagliandosi".

"Ci hanno lasciati soli, nonostante le continue richieste d'aiuto inviate alla Protezione Civile. L'unica risposta è stata: non abbiamo mezzi", dice il sindaco di Patti, Giuseppe Venuto, il quale aggiunge che "soltanto carabinieri, polizia e operai del Comune sono intervenuti con i mezzi che avevano a disposizione".

I morti sono stati registrati solo a Patti ma le scene di terrore, l'angoscia per la propria casa, sono state vissute in tutta la Sicilia. Il fronte del fuoco ha distrutto boschi e macchia mediterranea sui Nebrodi, le fiamme correvano per 50 chilometri. A Naso (Me) sono state evacuate 500 case e alcune abitazioni sono state distrutte dalle fiamme. I bagnanti lungo la costa messinese guardavano verso le montagne gli incendi che hanno interessato Gioiosa Marea, Capo d'Orlando a Sant'Angelo di Brolo, Alcara Li Fusi, Tortorici, San Marco d'Alunzio, Longi, Motta d'Affermo fino a Cefalù in Provincia di Palermo dove le fiamme da martedì divampano e hanno minacciato anche l'ospedale San Raffaele Giglio.

I centralini dei vigili del fuoco e della forestale erano bollenti e nelle sale operative si respirava l'atmosfera dei tempi bui quando nonostante gli uomini mettano anima e corpo nel proprio lavoro sanno che i risultati non dipendono solo da loro. Ieri infatti il forte vento di scirocco e le temperature altissime fino a 40 gradi hanno reso difficile il lavoro dei soccorritori e dei pompieri e soprattutto di elicotteri e Canadair che non potevano calarsi fino alla superficie del mare per raccogliere l'acqua.

Sono stati evacuati l'agriturismo "Guarnera", in contrada Gargi di Cenere a Campofelice di Roccella (Pa), l'hotel Paradiso di Cefalù (Pa), una casa per anziani a Bagheria (Pa)e altre decine di abitazioni e residence da Ragusa a Trapani, da Catania a Enna. E in serata percorrendo le strade che portano fuori Palermo sui monti che circondano la città si vedevano i bagliori delle fiamme e le colonne alte di fumo.

Un segnale univoco che dimostra che l'emergenza è tutt'altro che terminata.

 

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