Cultura

Sacco e Vanzetti

In Usa un ricordo di nicchia. Sacco e Vanzetti. Il New York Times ospita un intervento di Camilleri

di Luciano Clerico

23-08-2007

WASHINGTON. Dire che l'America ricordi la vicenda di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti sarebbe troppo. Perché non è così, anzi. Lo ha fatto ieri il New York Times, ospitando un intervento di Andrea Camilleri. Ma è un ricordo di nicchia. L'America del XXI secolo, alle prese come è con campagna elettorale da un lato e guerra in Iraq dall'altro, non ricorda affatto la tragedia di quei due immigrati italiani mandati il 23 agosto del 1927 sulla sedia elettrica a Charlestown, in Massachusetts, anche se erano innocenti.
L'America di allora (che va dal presidente Woodrow Wilson, democratico, a John Coolidge jr, repubblicano) aveva bisogno di una condanna esemplare. Quel pescivendolo pugliese e quel ciabattino piemontese avevano la colpa di essere anarchici, di battersi contro fascismo e razzismo. Le testimonianze e le prove a discarico prodotte al processo non furono sufficienti per scagionarli. Così su quella sedia elettrica americana il 23 agosto del 1927 finirono non tanto due immigrati colpevoli di omicidio, ma due anarchici. Anche per questo la vicenda ebbe un'eco internazionale, lo stesso Corriere della Sera - come ha ricordato ieri Camilleri sulle pagine del New York Times - pur essendo l'Italia in pieno fascismo titolò a tutta pagina sulla loro esecuzione, riportando nell'occhiello una inequivocabile presa di posizione:: "Erano innocenti".
L'eco di quello scandalo si è protratta lungo il secolo fino a diventare un "fardello italiano - ha scritto il NYT - che ancora dura". Per questo il quotidiano ha ospitato ieri l'intervento dello scrittore siciliano. Che ha scritto: "Se è vero che il Novecento passerà alla storia come il ‘secolo breve', e se è vero che gli Stati Uniti ne sono il simbolo, per quanto lo si voglia comprimere in una sola valigia il caso di Sacco e Vanzetti resterà sempre fuori, così come la morte di John e Bob Kennedy". Perché Sacco e Vanzetti sono "un ricordo scomodo". Un ricordo, però, ristretto oggi in una sorta di nicchia culturale. Giusto il New York Times o poco più, che a quel ‘fardello italiano' oltre a ospitare Camilleri ha riservato anche una pagina del suo sito. Ricordando che "a una delle pagine più nere della storia nazionale" il giornalista Bruce Watson ha dedicato il suo ultimo libro, intitolato appunto Sacco e Vanzetti. Ma al di fuori di una nicchia culturale, per il resto dell'America Sacco e Vanzetti non sono più neppure un ricordo. Nei tempi più recenti lo furono per un breve periodo, negli Anni Settanta, quando Joan Baez riportò di moda una ballata di Woody Guthrie del 1946. Fu sull'onda di quella nuova popolarità che il loro caso tornò di moda, al punto che nel 1977 l'allora governatore di New York, Michael Dukakis, riconobbe ufficialmente gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la memoria di Sacco e Vanzetti. Ma nell'America di oggi nessuno si ricorda più di loro, né tanto meno della loro scandalosa condanna a morte. Per quanto la vicenda di Sacco e Vanzetti, monito contro l'assurdità della pena di morte, sia stata ricordata ieri in Italia anche dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, o dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti, da questo punto di vista l'America non ha memoria, anzi. Non a caso ieri in Texas é stata eseguita la 400/ma iniezione letale nella storia dello Stato. Si attende la prossima. Riguarda un detenuto che - forse - è innocente.

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