Dall'Italia

Un particolare del rifugio del Falco

L'inferno nell'agriturismo. I feriti raccontano la tragedia di Patti

di Lara Sirignano

24-08-2007

Per trenta interminabili minuti il fuoco ha stretto in un pauroso assedio "Il rifugio del falco" che affaccia sul golfo di Tindari, lasciando sulla sua strada distruzione e morte

PATTI (Messina). C'era l'inferno, mercoledì, intorno all'agriturismo di Patti distrutto dalle fiamme. Per trenta interminabili minuti il fuoco ha stretto in un pauroso assedio "Il rifugio del falco" che affaccia sul golfo di Tindari, lasciando sulla sua strada distruzione e morte. Chi è sopravvissuto ha ancora negli occhi l'orrore e racconta di soccorsi giunti in ritardo, fughe precipitose, panico. E a meno di 24 ore la polizia, che indaga sulla tragedia, ha fermato alcune persone, che in questo momento vengono interrogate in commissariato.
"L'errore è stato scappare", dice sconvolto il proprietario dell'agriturismo, Nino Ansà. Tra i singhiozzi, i dipendenti scampati alle fiamme ricordano Tina Scafidi, l'aiuto cuoca arsa viva nell'auto mentre tentava di mettersi al riparo; la fuga del gestore, Nino Miragliotta, che ora lotta tra la vita e la morte all'ospedale Cardarelli di Napoli e il tragico pranzo organizzato da Matteo Cucinotta che aveva scelto l'albergo per festeggiare il suo compleanno e che nel rogo ha perso la moglie, Lucia Natoli, e il fratello Costantino.
Del ‘Rigugio del falco' sono rimasti solo gli alloggi in pietra. Il resto è cenere. "E' assai difficile capire cosa sia accaduto", spiegano gli investigatori che non hanno ancora individuato il focolaio da cui si è sviluppato il rogo. Di una cosa, però, polizia e carabinieri, avvertiti da una telefonata di un cittadino insospettito dalla presenza nella contrada di un'auto, sono certi: dietro c'é la mano dell'uomo.
I racconti di chi ce l'ha fatta sono terribili. Ancora sconvolto Stefano Simone, 19 anni, cameriere dell'agriturismo, rivive quei momenti. "Tutto è accaduto in un attimo - dice - abbiamo visto il fuoco avvicinarsi e in pochi istanti eravamo già circondati. Gli ospiti erano terrorizzati. Io sono salito in auto insieme a Tina Scafidi e Nino Miragliotta. Ho capito subito che la strada era bloccata e non potevamo proseguire. Li ho invitati a scendere ma Tina era paralizzata dal terrore e non mi ha ascoltato".
Stefano si è buttato a terra, si è coperto il volto con una maglietta e si è salvato. Tina è morta. Miragliotta ha cercato di fuggire a piedi.
Nell'abitazione della Scafidi è un via vai di parenti e amici. Seduti nel cortile, sferzato ancora da un vento caldissimo che porta una pioggia di cenere, ricordano Tina. Parlano di quando, insieme al marito, che fa il manovale, era andata a Udine. Dopo un anno è tornata. "La nostalgia è una brutta cosa - dice il padre Vincenzo - Non riusciva a stare lontano da qui". Tina lascia una figlia di 20 anni, tre sorelle e due fratelli.
"Era tutto prevedibile", accusa un dipendente comunale, Salvatore Canduci, che ha cercato insieme ad altri volontari di spegnere le fiamme con pale e frasche già alle prime luci dell'alba, quando il rogo era ancora ad di là della strada, nella zona industriale di Patti. "Dal canadair - racconta - ci hanno detto che il fuoco non era alto ed è passato solo una volta". Anche su presunti ritardi nei soccorsi indagherà la Procura. "Non c'é ancora un'iscrizione formale - spiegano i magistrati Gaetano Scollo e Roberto Saieva - Aspettiamo che la polizia giudiziaria ci invii le informative".
La polizia, però, ha già una pista precisa: una Fiat Uno grigia targata Torino vista nella zona la sera prima del rogo. Un cittadino ha chiamato il 113 segnalando lo strano comportamento dei passeggeri scesi dall'auto, poi risaliti di corsa. Le forze dell'ordine hanno lavorato incessantemente per più di 24 ore. Due vigili del fuoco, la scorsa notte, stremati e intossicati, sono dovuti andare in ospedale. Nelle colline intorno a Patti e in molti comuni limitrofi si levano ancora altissime spirali di fumo, segno che il fuoco non è stato vinto.
"Abbiamo fatto il massimo", dice il colonnello Maurizio Stefanizzi, comandante provinciale dell'Arma. E durissimo è stato anche il lavoro dei medici di Patti che hanno gestito l'emergenza dovendo fare i conti con gli esigui mezzi a disposizione. Nel nosocomio cittadino è rimasto solo un uomo, Placido Orecchio, colto da un infarto mentre era nell'agriturismo. Delle 17 persone ricoverate, sette - le più gravi tra le quali c'é anche Valeria Cucinotta che nell'incendio ha perso la madre e lo zio - sono state portate in centri specializzati a Messina, Catania e Napoli.
"Non fatevi abbattere - dice il vescovo di Patti, Ignazio Zambito - rivolgendosi ai familiari delle vittime". E ai piromani "portatori di morte" lancia un monito: "Fermatevi, in nome di Dio. La chiesa vi scomunica". Domani a Patti sarà lutto cittadino.

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