Dall'Italia

L'arresto di Valerio e Mariano Lamancusa

Arrestati due piromani. Valerio e Mariano Lamancusa accusati del tragico rogo di Patti

Di Lara Sirignano

25-08-2007

PATTI (MESSINA). A quarantotto ore dal rogo dell'agriturismo di Patti in cui hanno perso la vita tre persone, gli investigatori hanno fermato due presunti piromani, mentre la Sicilia ha continuato a bruciare per il quarto giorno consecutivo. Anche ieri le fiamme hanno distrutto ettari di vegetazione arrivando a pochi metri da alcuni centri abitati che sono stati evacuati. La svolta nelle indagini sull'incendio del ‘Rifugio del falco' è arrivata l'altra sera, quando la polizia della cittadina messinese ha portato in commissariato quattro allevatori. Tre fratelli e un quarto uomo.

Il  loro interrogatorio è durato tutta la notte. In mattinata due sono stati rilasciati, gli altri fermati: sono accusati di incendio boschivo, omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime. Con le manette al polso, tra una folla di curiosi che hanno ripreso la scena con i cellulari, sono usciti dal commissariato Valerio e Mariano Lamancusa, di 31 e 32 anni, pregiudicati originari di Montalbano Elicona, un paese vicino Patti. Sarebbero stati loro, martedì notte, ad appiccare il fuoco ai campi di contrada San Cosimo. "Probabilmente volevano bruciare le sterpaglie perché poi sui terreni nascesse erba fresca per le loro bestie", ha spiegato il procuratore di Patti, Roberto Saieva, che chiederà la convalida dei fermi di polizia giudiziaria al gip.

Ma il caldissimo vento di scirocco, che da giorni soffia sulla provincia di Messina, ha cambiato improvvisamente direzione e mercoledì è arrivato all'agritu-rismo, distante dal folocolaio originario alcuni chilometri. "Dovete bruciare tutti", ha gridato in dialetto Valerio Lamancusa rivolgendosi ai giornalisti che attendevano davanti al commissariato. Entrambi sono stati portati nel carcere di Gazzi, mentre è tornato a casa il terzo fratello, Filippo. "Al momento non è indagato", dice il procuratore. Fuori dalla caserma della polizia, i familiari dei due fermati hanno atteso per ore. "Non c'entrano nulla", ha detto una cognata. La sera di martedì diversi cittadini hanno segnalato al 113 la presenza nella zona dell'incendio di una fiat uno targata Torino, con a bordo alcune persone che avevano uno strano comportamento e che si sono poi allontanate in fretta e furia. I testimoni dopo qualche ora hanno deciso di uscire allo scoperto verbalizzando le loro dichiarazioni. "Una cosa inconsueta", commenta il procuratore. Così, setacciando la zona, la polizia ha trovato l'auto. Era nascosta sotto una montagna di paglia insieme ad un'altra Fiat Uno: entrambi i veicoli sono intestati ai Lamancusa che sono stati così presi e accompagnati in commissariato.

In ore di interrogatorio sarebbero caduti in diverse contraddizioni. Fondamentale per le indagini è stato il ritrovamento, in una delle due auto, scatole di fiammiferi e alcune bottiglie. "Stavolta è andata male", ha detto la madre dei Lamancusa uscendo dal commissariato. Nel paese dei due fratelli il sindaco ha deciso di sospendere la festa in onore della patrona, in segno di lutto. E lutto cittadino ieri è stato anche a Patti. E la Sicilia ancora un'altra volta, per il quarto giorno consecutivo, ha subito le devastazioni degli incendi con fiamme sparse nella regione e almeno 50 interventi dei vigili del fuoco. A San Martino delle scale, frazione di Monreale (Pa), sono state evacuate decine di case e molte persone sono state portate nella ex cava Serafinello a San Martino delle Scale, frazione di Monreale (Pa), localizzata dalla prefettura come centro di raccolta.

Alcuni abitanti si sono rifiutati di lasciare la propria casa. Quattordici persone sono rimaste intossicate dal fumo e hanno avuto bisogno dell'assistenza dei sanitari. Gli incendi, su più fronti, hanno rischiato di raggiungere il centro abitato. La zona più devastata è stata quella di valle Paradiso. Hanno lavorato dieci squadre dei vigili del fuoco con una cinquantina di uomini. "Sono bastati 10 minuti perché il piccolo rogo di un incendio già domato l'altro ieri riprendesse vigore e si trasformasse in un inferno di fuoco", ha raccontato Marco Armetta, 35 anni, uno degli sfollati. "Dieci minuti - dice - e ho visto le fiamme lambire la mia abitazione. Ho visto la gente che gridava e piangeva. Nella mia strada sono state evacuate altre dieci abitazioni.

Non so se stasera potrò tornare a casa". I roghi hanno continuato a distruggere boschi e campi nel messinese divampando sulla costa ionica e tirrenica. Anche a Librizzi (Me) alcune persone sono state allontanate dalle proprie case.

 

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