Dall'Italia

Quinto giorno di fuoco in Sicilia

26-08-2007

PATTI (MESSINA). La Sicilia brucia per il quinto giorno consecutivo. Mai del tutto domato, si è esteso l'incendio scoppiato l'altro  ieri a San Martino delle Scale, nel Palermitano, dove il fuoco ha lambito alcune case e gli abitanti sono stati fatti allontanare. E sono tornate a bruciare le colline intorno al santuario di Gibilmanna, vicino Cefalù, devastate, martedì, da un vastissimo rogo.

Anche ieri gli uomini della Forestale e dei vigili del fuoco e i canadair della protezione civile, dunque, hanno lavorato per spegnere le fiamme che da giorni distruggono la vegetazione dell'isola. A Casaboli, a San Martino delle Scale, nel comune di Monreale, dove l'altro ieri diverse persone erano rimaste intossicate dal fumo ed erano finite in ospedale, il fronte del fuoco ha raggiunto 5 chilometri.

Nella zona sono giunti cinque mezzi aerei, oltre a 200 uomini a terra. La provincia di Messina continua ad essere assediata dalla fiamme: per tutto il giorno roghi hanno bruciato la vegetazione nei comuni di Librizzi, Monte Ciccia, Castel Mola, Forza D'Agrò, Roccalumera, e nella zona tirrenica a S. Stefano di Camastra, Sinagra, Capo D'Orlando, Patti e Piraino. E a Ragusa ci sono stati attimi di paura tra gli invitati a un banchetto nuziale che si teneva in un ristorante lambito dal fuoco.

Intanto ieri, a Messina, nella chiesa di villaggio Aldisio si sono celebrati i funerali di una delle tre vittime del rogo dell'agriturismo di Patti ‘Il rifugio del falco': Costantino Cucinotta, giunto in paese dalla Lombardia per festeggiare, proprio al rifugio, il compleanno del fratello Matteo, rimasto gravemente ustionato. Per oggi e martedì sono state fissate le esequie della altre due persone morte nel rogo: Caterina Scafidi e Lucia Natoli, cognata di Costantino Cucinotta.

Si terrà lunedì prossimo, invece, davanti al gip di Patti, Maria Rita Gregorio, l'udienza di convalida dei fermi di Mariano e Valerio Lamancusa, i due allevatori sospettati di avere appiccato il rogo che ha distrutto l'agriturismo.

E 24 ore dal fermo, parla il padre dei sospettati, Carmelo Lamancusa. "Abbiamo cercato di spegnere il fuoco tutti insieme. Con me c'erano anche i miei figli. Loro non c'entrano nulla con l'incendio", dice. Un vicino di casa della famiglia, Giuseppe Scafidi, che ha tentato di spegnere il rogo, arrivato a due passi dalla sua proprietà, nega, però, che i due fermati si trovassero lì a cercare di arrestare le fiamme. "C'era il padre - dice - con lui abbiamo lottato contro il fuoco. I due figli non si sono visti. I genitori di Valerio e Mariano sono brave persone".

E ai giornalisti che gli chiedono che rapporti abbia con i due fratelli fermati non risponde, limitandosi ad alzare le spalle. Valerio e Mariano Lamancusa hanno precedenti penali per violenza, lesioni e tentativo omicidio. E mentre Salvino Caputo, presidente del gruppo parlamentare di An all'Ars, chiede l'applicazione ai piromani delle norme antimafia, il capo della Mobile di Trapani Giuseppe Linares invoca pene più severe per i responsabili degli incendi.

 

Il palinsesto di oggi