Analisi e commenti

Mario Monti

Parigi ci ruba gli statistici. La tradizione italiana di non saper usare gli uomini migliori

di Jean-Luc Giorda

26-08-2007

Tra i massimi vizi degli italiani dovremo aggiungere quello di non saper sfruttare i loro uomini migliori. Anzi, di non vederli proprio. Al punto da regalarli sistematicamente agli altri paesi. Poco male ora che l'Europa, volenti o nolenti i suoi governi, è costretta a marciare insieme nella stessa direzione. Ma un tempo, questo vizio è costato ben caro alle genti italiche.

Franco Bassanini e Mario Monti, arruolati dall'esuberante presidente francese Nicolas Sarkozy per la sua commissione "per la liberazione dell'economia", sono senza dubbio professionisti eccelsi, noti certo, ma triturati per anni nel calderone tutto italiano delle maldicenze e del pregiudizio ideologico che impone di giudicare per appartenenza politica (Bassanini) o di affibbiare tessere ad ogni costo (Monti). Ma di questo si è già detto a iosa: al "mai con questa sinistra", che s'ode a destra, risponde sempre altro squillo a sinistra: "mai con questa destra". Tant'è.

Ma il vizio di cui si parlava viene prima, e riguarda una specie di incapacità a riconoscere e usare fino in fondo i talenti di casa propria. Un'incapacità autolesionista che scopre i tesori d'intelligenza e competenza italiani solo quando sono gli altri ad additarli. "Nemo propheta in patria"? Di più.

È una cecità totale, di massa, dalla quale sono forse esclusi solo i talenti sportivi: chissà perché, però.

A voler guardare indietro, le tracce sono tante. Per cominciare solo dall'era moderna, ci possiamo mettere Cristoforo Colombo, che se non avesse trovato udienza in Iberia sarebbe finito sì e no camallo. Poi, pescando a caso, Giulio Mazzarino (anche allora i francesi si sceglievano le teste migliori d'Italia): con padre siculo e madre umbra, qui gli avrebbero proposto al massimo una rispettabilissima carriera nella "haute cuisine", invece di governare la Francia del Re Sole. Scienziati? Vogliamo parlare di Enrico Fermi? I "ragazzi di via Panisperna" facevano le nozze coi fichi secchi, aprendo la strada della fisica nucleare in uno scantinato, e il governo si preoccupava perché Fermi ritirando il Nobel dimenticava il saluto romano: rapido trasferimento in America, onori, successi e bomba atomica agli Usa. Meglio così.

Ma facciamo anche un esempio più banale: Paolo Conte. Dopo aver scritto dalla metà degli anni Sessanta le più belle canzoni d'autore italiane, dalla "Coppia più bella del mondo" a "Genova per noi", deve aspettare l'inizio degli anni Ottanta e il travolgente successo in Francia (sempre lì....) per riuscire finalmente a fare un tutto esaurito in Italia.

Si consolino, Bassanini e Monti. Arrivano alla corte di Sarkozy in buona compagnia, eredi di una lunga tradizione di "tafazzismo" e "facciamoci del male".

Resta l'amarezza per non poter evidentemente usare la loro competenza nell'Italia guelfa e ghibellina, ma anche immobile e vecchia. In fatto di riforme, è certo assai più bisognosa della Francia, che invece sembra volersi mettere al galoppo su questa via.

Speriamo almeno che, dopo aver aiutato Sarkozy e Attali a rimettere in carreggiata l'Esagono, i due professori possano ottenere udienza presso i politici (di destra e di sinistra) del Belpaese. Stateli almeno a sentire. Anche se sono solo italiani.

 

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