Dal Mondo

Olimpia lambita dal fuoco. I roghi che da tre giorni stanno devastando la penisola greca del Peloponneso vicinissimi

di Furio Morroni

27-08-2007

ATENE.  C'é mancato poco ieri che i roghi che da tre giorni stanno devastando la penisola greca del Peloponneso riducessero in cenere anche Olimpia, l'antica città dove nacquero i Giochi olimpici e simbolo mondiale del binomio sport uguale pace. Intanto, con il ritrovamento di altri cinque cadaveri sull'isola di Evia, a Nord-Est di Atene, il bilancio delle vittime è salito a 61.

 Per Olimpia il rischio più grosso c'é stato ieri verso le 16:00 locali quando, provenienti dal villaggio di Pelopio, a soli quattro chilometri di distanza e dove avevano già distrutto alcune case, le fiamme hanno cominciato a lambire l'area del sito archeologico, immerso in un parco ricco di folta vegetazione, mettendo in pericolo l'antico stadio e il museo archeologico. Sul posto si sono concentrati gli sforzi disperati di una trentina di pompieri e tanti volontari appoggiati da un elicottero e un aereo antincendio. È stato così che, intorno alle 18:00, una fonte del ministero della cultura ha potuto annunciare che Olimpia "si era salvata".

Ma le fiamme, nonostante l'intensità dei venti che le alimentano fosse un po' diminuita, hanno proseguito anche il loro percorso di distruzione sia nelle vallate e sui monti del Pelopo-nneso, nel Sud, sia nella lussureggiante parte settentrionale di Evia dove continua l'evacuazione di parecchi villaggi nella parte Nord più colpiti dai roghi. I danni sinora provocati dagli incendi sono incalcolabili. Al momento si ritiene che siano bruciate almeno un migliaio di case oltre a migliaia di ettari di campi coltivati a grano, uliveti e piantagioni di alberi da frutta, foreste di pini, abeti e platani.

Le fiamme sono avanzate ieri fino Megalopoli, nel centro del Peloponneso, e sono arrivate a minacciare anche la periferia di Kalamata, una cittadina di 40.000 abitanti sulla costa occidentale.

Ma tanti altri piccoli villaggi sparsi nell'area montagnosa del Peloponneso non hanno potuto ricevere aiuti tempestivi e molte case sono state ridotte in cenere.

Sono frattanto cominciati ad arrivare gli aiuti dell'Unione europea per dare manforte ai pompieri locali: un Canadair italiano è stato operativo sulla costa a Sud della capitale in appoggio ad una sessantina di vigili del fuoco francesi e circa 30 mandati da Cipro, mentre il ministro degli esteri, Dora Bakoyannis, ha annunciato che anche gli Usa e la Russia invieranno presto aiuti per far fronte all'emergenza incendi.

Da fonti consolari italiane si è intanto appreso che i connazionali in questi giorni nel Peloponneso (qualche migliaio secondo rappresentanti di agenzie turistiche) stanno bene e che sono in attesa di informazioni da parte della Protezione civile greca circa la situazione della viabilità nel Peloponneso in modo da poter riprendere al più presto il viaggio dopo la riapertura al traffico delle strade.

Sul fronte politico c'é da registrare l'assicurazione che le elezioni anticipate fissate per il prossimo 16 settembre si terranno regolarmente e non verranno rinviate nonostante la tragedia che ha colpito il Paese.

Lo si è appreso da esperti costituzionalisti, secondo i quali, proprio in base alla Costituzione, una volta che la data delle elezioni è stata fissata, essa non può essere modificata per alcuna ragione se non in caso di dichiarazione di guerra.

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