Dal Mondo

Abdullah Gul e Tayyip Erdogan.

L'islamico Abdullah Gul è l'11/mo presidente della Repubblica laica turca

29-08-2007

ANKARA. L'islamico Abdullah Gul è l'11/mo presidente della Repubblica laica turca. E sua moglie Ayrunissa, col capo coperto dal velo islamico turco rischia di diventare il simbolo della nuova Turchia, dominata dal 2002 dal partito islamico-conservatore Akp di Gul e del premier Tayyip Erdogan.

Tuttavia, il fatto che i militari turchi ieri non abbiano voluto presenziare alla cerimonia del giuramento di Gul, nonostante egli sia ora il comandante supremo della Forze armate, rappresenta un chiaro segnale dell'atteggiamento della Turchia laica, apparentemente rassegnata, di fronte a questa nuova vittoria politica e simbolica dell''islam moderato' turco: essi aspettano Gul, Erdogan ed il loro partito conservatore alla prova dei fatti.

E così fanno anche gli ambienti finanziari e politici turchi ed internazionali: solo i fatti futuri diranno se esso può essere stabilmente moderato e democratico e se il modello di islam moderato che viene sperimentato oggi in Turchia, sia proponibile anche per altri paesi musulmani dove già si vanno formando partiti simili all'Akp.

Gul, inoltre, è stato eletto con i soli 339 voti del suo partito conservatore di matrice islamica, Akp, al governo ad Ankara dal 2002, che con l'elezione del suo esponente ha capitalizzato la schiacciante vittoria elettorale (46,5%) ottenuta alle elezioni anticipate del 22 luglio scorso. La sua presidenza rischia perciò di essere ‘azzoppata' da una rappresentatività popolare effettiva meno che maggioritaria.

Inoltre, sulla presidenza Gul continueranno a pesare i dubbi della Turchia laica sulle reali intenzioni dell'islam moderato, sospettato dai laici di perseguire una strategia gradualista e solo apparentemente liberal-democratica, ma in realtà mirante a reislamizzare la Turchia.

Tali dubbi emersero con forza durante la ‘crisi di primavera', quando proprio la candidatura di Gul a presidente provocò aspre reazioni concretizzatesi in gigantesche manifestazioni nelle grandi città con milioni di persone che gridavano "né turban né sharia a Cankaya" (il palazzo presidenziale), mentre i militari, in un duro comunicato su Internet del 27 aprile, tuonavano affermando che il presidente turco dovrebbe essere "un laico nei fatti e non solo a parole".

Tali dubbi sembrano oggi sopiti e l'elezione di Gul si è svolta in un clima di serenità e di rispetto assoluto delle regole democratiche.

In effetti questa tranquillità apparente non dice tutta la realtà proprio perché gli ambienti laici ed ataturkisti turchi hanno deciso di sorvegliare ancora più da vicino che nel passato gli islamico-conservatori di Gul ed Erdogan che oggi controllano, con il parlamento, il governo e la presidenza, le massime leve del potere statale. Aspettare e sorvegliare: è questo l'atteggiamento scelto dai militari che continuano quasi quotidianamente a ribadire il loro ruolo costituzionale di "guardiani della laicità e della democrazia".

A questi ambienti non bastano di certo i pur solenni quanto scontati impegni ribaditi anche ieri da Gul: "Difenderò tutti i principi della costituzione, inclusa la laicità e rappresenterò imparzialmente tutti i cittadini", ha affermato il neoeletto presidente prima di recarsi in doveroso omaggio Mausoleo di Kemal Ataturk fondatore, della Repubblica laica e democratica di Turchia. Né tanto meno sono una garanzia per i laici turchi i rinnovati impegni europeisti di Gul, date le costanti pressioni europee per una riduzione della funzione costituzionale dei militari turchi di guardiani della laicità. "Il potere delle forze armate turche è una garanzia per l'eternità della Turchia", ha non a caso dichiarato Gul nel corso della cerimonia del giuramento, dalla quale, però, erano significativamente assenti proprio i capi militari turchi.

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