La politica

Walter Veltroni

Pedofili/ Aboliamo la privacy: la proposta di Veltroni fa discutere

29-08-2007

ROMA. Rendere riconoscibili i pedofili, non applicando a queste persone la tutela della privacy: la proposta lanciata da Walter Veltroni, dalle colonne del Corriere della Sera, incontra pareri discordanti tra gli esponenti politici, le associazioni di tutela dell'infanzia, avvocati e magistrati.

Il sindaco di Roma e candidato alla guida del Pd invoca severità e durezza contro questo tipo di reato: "Non è possibile - afferma - che circoli liberamente chi si è macchiato di pedofilia". E insiste: "Se per sei mesi un medico, un dirigente, un impiegato è costretto ad affidarsi ai servizi sociali dovrà pur spiegare i motivi, renderli pubblici. Mi interessa l'integrità dei bambini".

D'accordo con Veltroni si dichiara subito il deputato della Lega Nord Roberto Calderoli, che ricorda di aver già chiesto, per i pedofili, anche la castrazione chimica; Alessandra Mussolini di Alternativa Sociale, invece, definisce quella di Veltroni "una bella dose di demagogia su un tema per il quale, quando fu vicepremier nel 1996, non fece nulla".

Di parere diverso Stefano Pedica dell'Italia dei valori, per il quale Veltroni "ha dimostrato coraggio": "Se vogliamo debellare la pedofilia - aggiunge - oltre alla castrazione chimica bisogna negare ogni sconto di pena e interdirli dai pubblici uffici".

Pedica sollecita quindi Veltroni a firmare la proposta di legge che presenterà in Parlamento alla ripresa dei lavori. Diplomatica la reazione del ministro delle politiche per la famiglia, Rosy Bindi: se Veltroni "intende dare una mano" nella lotta alla pedofilia al ministro della famiglia che ha la delega in questo campo, "sarebbe una bella collaborazione già da adesso".

Non si schiera la presidente dell'Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia, Maria Rita Verardo: "La persona che compie reati contro i minori deve essere messa in grado di non nuocere più. E' poi il legislatore che deve stabilire come" è il secco commento.

Parla invece di "idea folle" e di "gogna nazista" l'avvocato Ettore Randazzo, che nell'inchiesta di Rignano rappresenta come difensore di parte civile i bambini vittime delle presunte violenze. "Che vuol dire - si chiede Randazzo - rendere riconoscibili i pedofili? Mettergli un laccio al collo? Scrivere pedofilo sulla carta di identità? Non si può tornare al Medioevo".

Per il pubblico ministero di Roma Maria Monteleone, fortemente impegnata in indagini sulla pedofilia, "il pedofilo é un criminale con elevatissima probabilità di recidiva" e "ciò impone, più che una questione di riconoscibilità, un'esigenza di controllo concreto, serio e idoneo, ad assicurare che non commetta più tali reati".

Sulla vicenda sono intervenute due associazioni che da sempre si occupano di lotta alla pedofilia e tutela delle piccole vittime. Se "Prometeo" plaude all'iniziativa di Veltroni, ricordando come la pedofilia sia un reato ad alta recidività, ma si dice contraria alla castrazione chimica di cui "gli studi internazionali hanno dimostrato l'inutilità", Save the Children, pur non esprimendosi nel merito della proposta di Veltroni, sollecita a "utilizzare a pieno e implementare gli strumenti già esistenti nel nostro Paese, dotandoli delle risorse necessarie" e a "riservare attenzione e risorse alle vittime della violenza".

Decisamente a favore dell'idea di Veltroni, infine, Vittorio Feltri, che 7 anni fa rischiò di essere radiato dall'albo dei giornalisti per aver pubblicato sul suo giornale, Libero, una lista di pedofili condannati.

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