La politica

Walter Veltroni

Prodi ribadisce: "Sto fuori dalla mischia". Dopo aver incontrato Veltroni e Rutelli

di Cristina Ferulli

30-08-2007

ROMA. Dopo le garanzie ricevute da Walter Veltroni, il premier Romano Prodi ha incontrato ieri il leader Dl Francesco Rutelli, che da settimane, alla guida dei ‘coraggiosi', non ha rinunciato a toni muscolari per descrivere la sua visione del riformismo. Ed è proprio l'equilibrio tra Pd, governo e sinistra radicale uno dei temi che, a quanto si apprende, sarebbe stato al centro del colloquio. Incontro nel quale il Professore avrebbe ribadito, come l'altro ieri con il candidato forte del Pd, il suo ruolo nella corsa del 14 ottobre: io sto fuori dalla mischia.

Da settimane il vicepremier è nel mirino della sinistra radicale per l'ipotesi di ‘alleanze di nuovo conio' per il Pd. A poco è servito a Rutelli ribadire che nuovi scenari politici riguardano solo il futuro perché ora la maggioranza scelta dagli elettori è quella di centrosinistra. Anche se, come ha spiegato nei giorni scorsi il leader Dl, già ora i riformisti non sono disposti ad aspettare la sinistra massimalista sulla via delle riforme. Una linea che trova d'accordo anche il leader Ds Piero Fassino, che ieri ha assicurato che sull'uso del nuovo tesoretto il Pd non sarà ostaggio della sinistra radicale. Mentre sulle nuove alleanze afferma: "Non stabilisco a priori che caccio un alleato e ne conquisto un altro, privilegio l'accordo di programma".

Nell'incontro con il premier, Rutelli avrebbe ribadito la sua preoccupazione verso la linea già assunta dall'ala radicale su alcuni temi, come la manifestazione del 20 ottobre ("la sinistra ci ripensi", ha detto a Telese Paolo Gentiloni, ministro rutelliano) e sull'equilibrio dentro la maggioranza in vista della definizione della manovra economica. Una preoccupazione condivisa solo in parte dal premier, convinto di portare in porto una finanziaria che risponda alle esigenze di tutti. Ma l'agenda di governo non è stato l'unico tema al centro del colloquio.

Rutelli, secondo fonti parlamentari, avrebbe anche fatto presente al premier i toni a volte troppo aspri usati nella campagna elettorale. Ma Prodi avrebbe fatto muro, evidenziando di essere fuori dalla partita. Certo, si evidenzia in ambienti vicini al premier, Prodi è favorevole ad una competizione vera e non condivide mai i toni da rissa, ma in ogni caso, in quanto premier e padre nobile del Pd, non ha intenzione di entrare in campo. Non usa toni duri ma è molto netto Enrico Letta nel criticare parecchie regole: dall'obolo di 5 euro al fatto che, a suo avviso, chi voterà il 14 ottobre sarà di fatto iscritto al Pd fino alla decisione di far coincidere l'elezione del leader nazionale a quella dei segretari regionali. "Così - attacca Letta - invece di aprirci alla società, ci chiudiamo in noi stessi e limitiamo il numero di partecipanti".

Perplessità condivise anche da Rosy Bindi, che aveva annunciato la richiesta di riunire il comitato dei 45 per cambiare le regole, ma che non fanno breccia nei garanti del Pd. Chi vota, replicano Mario Barbi e Maurizio Migliavacca, non si iscriverà automaticamente, sarà l'Assemblea con lo Statuto a decidere le modalità di adesione. "Le regole sono chiare, non penso sia utile alimentare polemiche che possono disorientare gli elettori".

 

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