Cultura

Arthur Miller

Un segreto imbarazzante. Arthur Miller abbandonò un figlio down in un istituto

di Alessandra Baldini

31-08-2007

NEW YORK. L'ultimo dramma postumo di Arthur Miller: il commediografo di Morte di un Commesso Viaggiatore ebbe un figlio down che fece rinchiudere alla nascita in un istituto e di cui cancellò l'esistenza fino alla morte. Nessuna foto di Daniel, che oggi ha 41 anni, è mai stata pubblicata, "ma chi lo conosce dice che somiglia a suo padre", scrive il mensile Vanity Fair che nell'ultimo numero in edicola ha rivelato al mondo il segreto dello scrittore.

Miller non accompagnò mai la terza moglie Inge Morath, una fotografa austriaca sposata l'anno dopo il divorzio da Marilyn Monroe, a trovare il bambino che fu affidato a un istituto per neonati ritardati a New York quando aveva appena pochi giorni di vita. Di Daniel, che ha passato l'infanzia chiuso a Southbury, in un convitto per handicappati mentali dove all'epoca si usavano ancora le camicie di forza, non c'é menzione nell'autobiografia del commediografo Timebends, uscita nel 1987, né nel necrologio di Inge nel 2002 che cita solo l'altra figlia della coppia, Rebecca.

"Daniel era un personaggio centrale che non rientrava nella trama della sua commedia umana e lui lo censurò", scrive Suzanna Andrews, l'autrice dell'articolo che ha messo a subbuglio il mondo culturale negli Stati Uniti. Miller è morto a 89 anni nel 2005: "Sarà ricordato come l'autore del Crogiolo e di Morte di un Commesso Viaggiatore.

Tutto il resto sono chiacchiere", si è schierato a difesa della memoria dello scrittore il produttore Emanuel Azenberg. Altri osservatori sono stati più critici. Sulla rivista dei conservatori Commentary, James Kirchich ha osservato che la rivelazione "danneggia per sempre la memoria di Miller, se non come scrittore, come attivista umanitario". La storia di Daniel é sconvolgente perché mette a raffronto una decisione privata e un dramma familiare con l'immagine pubblica di uno dei maggiori autori della letteratura mondiale, l'uomo che si rifiutò di fare nomi durante la 'caccia alle streghe' e che parlò con eloquenza contro la guerra del Vietnam.

Molti, nel mondo del teatro, sapevano che Miller aveva avuto un figlio down ma l'esistenza di Daniel fu occultata da una congiura del silenzio perché così voleva suo padre, scrive Vanity Fair, interrogandosi se il dramma del figlio allontanato alla nascita abbia creato allo scrittore sensi di colpa. Alla morte di Miller solo il Los Angeles Times menzionò il nome di Daniel nel necrologio, aggiungendo "non si sa se sia ancora vivo". La vicenda è diventata del resto di dominio pubblico solo grazie al fatto che lo scrittore lo ha incluso nel suo testamento: lo stato del Connecticut, che per anni aveva assistito gratuitamente il ragazzo come se fosse povero, era andato a cercarlo per ottenere un risarcimento.

Vanity Fair ricostruisce ora la storia: "E' mongoloide, devo darlo via", confidò il commediografo al produttore Robert Whitehead all'indomani della nascita del bambino. Inge, la madre, avrebbe voluto tenerlo, ma Arthur non glielo permise: "Sarebbe stato difficile per Rebecca, la sorellina maggiore e per l'intera famiglia", ha rievocato un amico che ha chiesto di restare anonimo. Daniel e Miller si incontrarono per la prima volta in pubblico nel 1995 a una conferenza sulle false confessioni estratte a forza a persone ritardate. Lo scrittore doveva parlare e Daniel, presente con un gruppo di People First, un'organizzazione di handicappati, gli andò incontro. "Miller rimase di sasso ma ricambiò l'abbraccio", ha rievocato un testimone: "Si fecero una foto assieme. Danny era al settimo cielo".

 

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