Dall'Italia

San Luca. Achille Marmo

San Luca, clan decapitati

31-08-2007

REGGIO CALABRIA. Sono arrivati all'alba in centinaia, tra poliziotti e carabinieri, e dopo avere cinto d'assedio il Paese hanno cominciato a cercare casa per casa per eseguire gli oltre 40 provvedimenti di fermo emessi dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria nei confronti di presunti affiliati alle cosche Strangio-Nirta e Vottari-Pelle, contrapposte nella sanguinosa faida di San Luca che ha raggiunto il culmine con strage di Duisburg dello scorso Ferragosto.

Alla fine, mentre dall'alto gli elicotteri controllavano la situazione, le persone rintracciate sono state 32, tre delle quali sorprese dai carabinieri in un bunker ricavato dietro una finta parete in un'abitazione nel centro del Paese arroccato sulle pendici dell'Aspromonte.

Il ministro dello dell'Interno, Giuliano Amato, ha commentato con soddisfazione: "È una risposta forte e necessaria quella dispiegata dallo Stato a San Luca per spezzare la faida mafiosa tra cosche contrapposte della 'ndrangheta che già tanto terrore ha provocato. Il fatto che Polizia di Stato e Carabinieri abbiano operato in stretta sinergia testimonia un impegno corale per restituire alla stragrande maggioranza della Locride e dei calabresi condizioni di vita normale".

Amato ha sottolineato che ora "si tratta di continuare la proficua collaborazione con la polizia tedesca per colpire i patrimoni della 'ndrangheta in Germania e per assicurare rapidamente alla giustizia tutti i mandanti e gli esecutori della strage di Duisburg". Tra i fermati non vi sono i responsabili della 'mattanza', ma ci sono quelli dell'agguato del Natale dello scorso anno che ha segnato una recrudescenza nello scontro.

Nel mirino dei sicari c'era sicuramente Giovanni Luca Nirta, considerato uno dei capi dei Nirta-Strangio e da poco tornato a casa, ma a cadere fu Maria Strangio, la moglie, mentre altre tre persone, tra le quali un bambino di cinque anni, rimasero ferite. All'origine di quella che avrebbe potuto essere una strage, secondo i magistrati reggini, vi era il desiderio di vendetta di Francesco Pelle, di 30 anni, rimasto paralizzato per un agguato subito il 31 luglio 2006.

Neanche i tentativi di Giuseppe Pelle, appartenente ad un'altra famiglia Pelle, quella detta dei "Gambazza" cui appartiene il capo storico della 'ndrangheta di San Luca, di farlo desistere ebbero effetto. L'invito rivolto al padre di Francesco ed a Franco Vottari, suo cognato, a "tenere a bada i ragazzi" e a "non fare pagliacciate", cadde nel vuoto e le armi, dopo un periodo di calma, tornarono a sparare a San Luca il giorno di Natale.

Da quel giorno è stato un crescendo di omicidi, fino ad arrivare alla strage di Duisburg, decisa, questo è il convincimento di inquirenti ed investigatori, proprio come risposta alla morte di Maria Strangio. In carcere sono finiti anche i fratelli di due delle vittime: Achille Marmo, fratello di Marco, e Giovanni Strangio, che gestiva con il germano Sebastiano il ristorante "Da Bruno" teatro della strage.

Entrambi sono accusati di associazione mafiosa e traffico traffico di armi. Sono considerati affiliati ai Pelle-Vottari. I risultati delle intercettazioni ambientali e telefoniche fatte nel corso degli ultimi mesi, a giudizio degli inquirenti, hanno evidenziato che Marco Marmo si era recato a Duisburg per reperire un fucile d'assalto ed un'auto blindata chiesti da Antonio Pelle, conosciuto come "vancheddu" e chiamato "mamma" dai suoi fedelissimi, per compiere un assalto in grande stile e regolare i conti con Giovanni Luca Nirta.

 

Il palinsesto di oggi