Dall'Italia

Montezemolo e Prodi. Foto d'archivio

Estorsioni. La Confindustria siciliana: "Espulso chi paga il pizzo"

di Alfredo Pecoraro

01-09-2007

CALTANISSETTA. L'esercito per presidiare il territorio, più fondi e uomini alle forze di polizia e alla magistratura e, soprattutto, una norma anti-pizzo con l'espulsione dall'associazione per gli imprenditori che pagano e che non si ribellano alla criminalità organizzata. Dopo gli attentati e le minacce a propri dirigenti e imprenditori, la Confindustria siciliana - riunita ieri a Caltanissetta - si mobilita contro quella che definisce "una sfida allo Stato" da parte della mafia. Ma se l'espulsione per gli imprenditori che pagano il pizzo trova unanimi consensi - con il premier Prodi che definisce la decisione un "bell'esempio" e il ministro Amato che parla di "iniziativa molto coraggiosa, che può aiutare le vittime del racket a denunciare" - la richiesta dell'invio dei militari viene bocciata dal Governo.

A scatenare la reazione di Confindustria sono stati i quattro attentati in quattro giorni contro l'impresa Cosedil di Andrea Vecchio, che è anche presidente dei costruttori (Ance) a Catania, e le continue minacce agli industriali a Caltanissetta, come quella al presidente della Camera di commercio, Marco Venturi (una busta con proiettili). Il leader di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha telefonato al ministro degli Interni, Giuliano Amato, che lo ha rassicurato sull'impegno del Governo, che sta seguendo con la massima attenzione la vicenda di Vecchio. Tuttavia, "impiegare l'esercito sarebbe utile in una fase delicata come questa, come lo fu l'operazione Vespri siciliani", afferma il vice presidente di Confindustria, Ettore Artioli, rivelando che l'associazione ha chiesto alla Difesa di valutare la possibilità di impiegare le forze armate in Sicilia per il controllo del territorio.

Ma Romano Prodi è contrario: "Trovo più efficace la reazione della società civile", dice. Anche il ministro Parisi, per bocca del suo portavoce, Andrea Armaro, in precedenza aveva bocciato l'idea, che sembra "ridurre la mafia solo a un mero problema di ordine pubblico", mentre "in Sicilia le forze di polizia sono sufficientemente presenti, quel che manca semmai è quell'humus sociale" che proprio Confindustria, con la sua norma anti-pizzo, "si propone di ricreare".

Frena anche il Guardasigilli: quella sull'impiego dell'esercito, dice Mastella, "è una discussione ricorrente, bisogna aumentare piuttosto il contrasto alle mafie. Il governo lo sta facendo e martedì metterà a punto la strategia nel corso dell'incontro con Prodi". Scettico anche il procuratore antimafia, Pietro Grasso: "Penso a un esercito di imprenditori e commercianti: se si dovessero utilizzare i militari a presidio del territorio avremmo già perso la nostra battaglia".

Commenti tutti favorevoli, invece, alla norma anti-pizzo sostenuta dal direttivo siciliano di Confindustria, in base alla quale gli imprenditori collusi con la mafia o che versano soldi al racket saranno espulsi. La nuova regola sarà inserita nel codice etico, già adottato. Secondo Prodi, si tratta di "una decisione seria, perché la lotta contro la mafia la si vince solo con una reazione della società civile. Quello della Confindustria siciliana è un bell'esempio".

Il ministro dell'Interno saluta l'iniziativa con favore, perché "l'imprenditore sottoposto a pizzo può avere una remora a denunciare. Ma se viene obbligato a farlo diventa una buona iniziativa". "Credo che la decisione assunta da Confindustria Sicilia sia molto più importante dell'invio dell'esercito, che è chiamato a svolgere altre funzioni", dice poi il portavoce di Parisi.

Plaude anche il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro: "È un atto di coraggio e grande impegno civile. Sarebbe ancora più giusto, però, se ad essere espulsi fossero anche coloro che pagano le tangenti". Soddisfazione viene espressa dal presidente della Commissione Antimafia, Francesco Forgione (Rc-Se), e dai componenti dell'organismo bicamerale Pellegrino (Verdi) e Lumia (Ulivo). Una iniziativa di "portata storica", per Enzo Bianco (Ulivo).

"Un atto coraggioso che ci vede in perfetta sintonia", afferma il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro. E anche Grasso dice: "È una svolta epocale, mai Confindustria si era espressa con termini così decisi". Intanto Vecchio si rivolge al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Non siamo noi a essere attaccati - scrive in una lettera - ma lo Stato". Alcuni segnali raccolti dall'interno delle carceri avrebbero indotto gli investigatori a consigliare all'imprenditore di non esporsi troppo con i media, soprattutto con le televisioni. Lui stesso ammette: "Mi sono sovra esposto, ma non voglio diventare un bersaglio, anche se le pallottole non possono uccidermi, perché le mie idee non moriranno mai". Poi aggiunge: "Ci sono cinquanta carabinieri che seguono me e mio figlio ovunque, mentre i poliziotti controllano costantemente la mia casa e la mia azienda. Ma io non volevo una vita sotto scorta".

 

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