Dal Mondo

Afghanistan. Feriti tre soldati italiani

di Vincenzo Sinapi

01-09-2007

ROMA. Bomba contro i militari italiani in Afghanistan. Dopo alcuni attentati senza grosse conseguenze, un ordigno ad alto potenziale ha provocato stavolta tre feriti: non sono in pericolo di vita, ma la violenza dell'esplosione, a quanto si è appreso, avrebbe potuto avere effetti molto più gravi senza la particolare protezione anti-mine di cui è dotato il Vtlm ‘Lince' sul quale viaggiavano.

L'ESPLOSIONE - È avvenuta nel tardo pomeriggio di ieri ed ha coinvolto un convoglio composto di sei mezzi, impegnati - dicono al comando di Herat - in una "attività di ricognizione" nell'area di Farah, nella parte meridionale della regione ovest sotto il comando italiano. La deflagrazione ha investito una pattuglia che si trovava a bordo di un Veicolo tattico leggero multiruolo ‘Lince', mentre percorreva la strada che collega Farah alla cosiddetta Ring Road.

L'ORDIGNO - "Era ad alto potenziale e poteva provocare una strage se il mezzo su cui viaggiavano gli italiani non avesse avuto una robusta protezione anti-mine", spiega una fonte qualificata. Gli artificieri stanno cercando di stabilire se l'ordigno, posto ai margini della strada, è esploso a pressione, in seguito al passaggio del mezzo, oppure è stato azionato a distanza. Entrambe le tecniche, sempre secondo quanto si è appreso, sono state utilizzate anche di recente in quell'area, ma l'ipotesi che la bomba sia stata attivata con un radiocomando sembra allo stato la più accreditata.

I FERITI - Al comando del contingente italiano di Herat non forniscono molti dettagli: si limitano a dire che i tre militari feriti (molto probabilmente appartenenti alle Forze speciali) sono assistiti "in una valida struttura sanitaria, stabili, coscienti e in buone condizioni generali".

Il ministro della Difesa Parisi ha subito telefonato al generale Fausto Macor, comandante della missione Isaf per il settore ovest del Paese, per avere notizie sulla dinamica dell'accaduto e per accertarsi personalmente delle condizioni di salute dei militari. Parisi, "rassicurato al riguardo", ha augurato "pronta e completa guarigione" ai feriti.

RICOGNIZIONE ANTI-TALEBAN - La perlustrazione della ‘calda' provincia di Farah è un'attività ormai normale del distaccamento di forze speciali italiane che sono di base ad Herat: il loro compito è quello di vigilare affinché non vi siano infiltrazioni di "elementi ostili" dal sud dell'Afghanistan, dove la presenza di taleban è più massiccia, alla relativamente tranquilla provincia occidentale del Paese. Si tratta di attività di ricognizione che comportano sempre un elevato livello di rischio: non a caso sono affidate a nuclei di commandos super-addestrati, che negli ultimi tempi agiscono sempre più spesso congiuntamente ai militari afghani. È quello che sarebbe successo anche stavolta.

SISMI - Il rischio di attacchi ai contingenti italiani in Afghanistan è "particolarmente concreto", avvertono gli 007 italiani nell'ultima relazione semestrale al Parlamento. Proprio nella regione di Herat "si è registrato un sensibile incremento dei profili di rischio in ragione dell'afflusso di elementi jihadisti e talebani dalla provincia meridionale di Helmand". Ma, soprattutto, il Sismi sottolinea una "crescente attività delle formazioni anticoalizione nella provincia di Farah, contigua a quella di Herat". A Farah, proprio dove si è verificato l'attentato di oggi, "si registra l'afflusso di ribelli dalle province meridionali ed orientali, su cui si è andata stringendo la morsa delle Forze governative e Nato".

GEN. MACOR, IN AUMENTO ATTENTATI - In Afghanistan le azioni kamikaze sono aumentate in modo significativo negli ultimi mesi. "Durante i primi sei mesi del 2007 - ha affermato nei giorni scorsi il generale Macor -ci sono stati 41 attentati suicidi con veicoli e 25 senza veicoli, per un totale di 66. In confronto, in tutto il 2006, erano stati solo 47". E non solo gli attentati suicidi sono aumentati, ma in generale le "azioni ostili" contro le forze Nato ed afghane. Proprio per contrastare gli attentati, ha spiegato Macor, l'Isaf ha creato di recente una "unità speciale" incaricata di analizzare i nuovi metodi utilizzati dagli ‘insortì, importati da combattenti stranieri, soprattutto arabi, più radicali dei taleban.

 

Il palinsesto di oggi