La politica

Clemente Mastella con Roberto Benigni

Welfare. E' scontro nell'Unione. Mastella non molla

di Chiara Scalise

01-09-2007

ROMA. Rutelli e Veltroni prima, D'Alema poi: sale il pressing del Partito democratico sulla sinistra dell' Unione sulla manifestazione del 20 ottobre contro il protocollo sul welfare firmato a luglio da governo e parti sociali. E non molla neanche Clemente Mastella che spiega che per le strade non dovranno sfilare non solo i ministri ma neanche i segretari di partito. Moniti e inviti che però non sembrano scalfire i diretti interessati, che respingono con irritazione quelli che definiscono ‘diktat'. Il segretario del Prc Franco Giordano dice "basta a intimidazioni e minacce", convinto che sarà una mobilitazione "bella e unitaria". Nessun ripensamento anche dal Pdci. Ventilare crisi non porta da nessuna parte, aggiunge Fabio Mussi (Sd), che tuttavia apre il dialogo con Veltroni e il numero uno della Cgil Guglielmo Epifani e invita a trovare "una chiave unitaria" per affrontare il confronto sul welfare.

 I maggiorenti del Pd parlano all'unisono e scelgono di usare toni tutt'altro che morbidi. Se i ministri scendessero in piazza, è l'affondo del vicepremier D'Alema, si "troverebbero in una contraddizione insostenibile", i manifestanti chiederebbero loro di dimettersi per coerenza. L'unica consolazione, è la promessa del segretario in pectore del Pd Veltroni, è che "la prossima volta ci presenteremo agli elettori con un programma certo e uno schieramento coeso e nel quale - assicura - il giorno dopo l'insediamento non si organizzino manifestazioni degli uni contro gli altri". Non è certo la prima volta che l'Unione si trova a fare i conti con l'ala radicale, che non prova imbarazzo a essere di ‘lotta e di governo'; e non è nuovo neanche il rischio che la scelta di scendere in piazza possa aprire una crisi di governo. A differenza però di altre occasioni, l'atmosfera che si respira ai vertici dell'Esecutivo, secondo quanto riferiscono fonti riformiste di governo, non è di eccessiva preoccupazione. Il pacchetto welfare-pensioni è chiuso, anche se nulla toglie che si possano apportare degli aggiustamenti, e se non dovesse essere approvato - è il ragionamento - l'unica alternativa è tenersi lo scalone Maroni dal primo gennaio 2008. Ergo, sono il Prc e i Comunisti a trovarsi di fronte a un bivio. E a dover trattare.

Ma Rifondazione, per ora, non sembra disposta a fare marcia indietro, né troppo spaventata all'idea di partecipare a un corteo. Calcolato ovviamente il rischio che spuntino striscioni anti-governativi, questo viene archiviato come questione marginale, dal momento che il corteo "é positivo anche per il governo", non si stanca di spiegare il capogruppo del Prc alla Camera Gennaro Migliore. Insomma, "la manifestazione del 20 ottobre non si tocca", dice secco il ministro Paolo Ferrero, che però non ha ancora sciolto la riserva sulla propria presenza, al contrario degli altri tre colleghi di governo (Mussi, Pecoraro e Bianchi) che hanno anticipato che in piazza non si faranno vedere.

La ‘Cosa rossa', che resta sostanzialmente divisa in due con il Prc-Pdci da una parte e Sd-Verdi dall'altra, ci prova comunque a tenere insieme i pezzi. Ed il confronto al suo interno sulle forme di mobilitazione è aperto: se Rifondazione e Pdci prediligono l'idea del corteo, si ragiona sull'ipotesi di trasformarlo in una manifestazione statica in una piazza se non in un'assemblea. Un primo confronto per arrivare a una decisione potrebbe avvenire già in settimana in una riunione tra i promotori della manifestazione (Manifesto e Liberazione) e i partiti, così come chiesto da Sinistra democratica, ma anche dal sottosegretario all'Economia e esponente dei Verdi Paolo Cento.

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