La politica

Pd. Veltroni: "No ai dibattiti bonsai"

di Cristina Ferulli

01-09-2007

ROMA. Un partito oltre "le correnti e le canne d'organo che si fanno concorrenza tra loro", un partito che vada oltre "le logiche interne e i dibattiti bonsai". Parte da qui il partito nuovo che Walter Veltroni, ormai in piena corsa verso le primarie, vuole costruire superando nostalgie e resistenze. Invocato come l'uomo giusto dai big Massimo D'Alema e Franco Marini, il sindaco di Roma prova ad alzare l'asticella del dibattito verso le primarie e a superare le polemiche. Ma gli ulivisti non sono disposti a fare sconti. "Noi mettiamo a tema la visione del partito, mentre lui cerca un'impropria via di fuga" con spunti per il governo.

Da Bologna ad Assisi, da Aosta a Telese Terme, le varie anime dei Pd ed i suoi candidati disegnano il profilo del partito che nascerà con le primarie del 14 ottobre. Tutti concordi in una mobilitazione che il leader dei Ds Piero Fassino spera in due milioni di persone, anche se i linguaggi hanno sfumature diverse. Alla Festa dell'Unità leader e militanti sono convinti che la sinistra non morirà ma vivrà in un contenitore più grande. E la stessa ambizione, ma per la Casa dei moderati, e per la cultura dei cattolici democratici, anima gli ex Ppi riuniti ad Assisi.

Il pressing ad andare oltre ideologie e vecchie appartenenze arriva da Massimo D'Alema e in egual misura da Walter Veltroni. "Mantenere in vita i partiti ideologici - è la visione del vice premier - quando non ci sono più ideologie, significa far vivere solo i vecchi apparati". Il Pd, incalza il ministro degli Esteri è "il primo partito post-ideologico" e questo è il suo fascino e il potere di attrazione. Le sensibilità diverse con cui nasce il partito nuovo, gli fa eco Veltroni mettendo in guardia da un rischio che molti temono, non devono tradursi in divisioni e correnti.

Il candidato alla guida del Pd sprona ad allargare l'orizzonte "nel mare grande della società italiana". E, siccome anche le parole contano, Veltroni invita ad un dibattito alto, prendendo le distanze dalle polemiche estive. "Ad agosto - replica indirettamente a chi lo accusa di evadere le domande - non sono intervenuto perché mi sembrava tutto piccolo, bonsai, tutto interno. E invece serve un grande messaggio di innovazione e forza".

Gli sfidanti del ‘sindaco d'Italia', anche loro in tour elettorale, Enrico Letta e Rosy Bindi, non si sentono chiamati in causa. Ma non hanno intenzione di lasciargli campo libero. "Ho tutte le carte in regola per aspirare alla guida del partito. Io sono la porta d'ingresso della società civile", non molla da Aosta il ministro della Famiglia. Mentre Letta continua a chiedere regole per una più ampia partecipazione.

Ad attaccare Veltroni, ma non solo, ci pensa l'ulivista Franco Monaco. Al ministro Fioroni, che assicura che gli ex Ppi "non stanno facendo una corrente" manda a dire che "il cattolicesimo democratico è una cosa troppo seria per ridursi ad una corrente". Ma gli strali più duri sono contro il sindaco di Roma. "Altro che dibattito bonsai - incalza Monaco - noi mettiamo a tema il profilo del partito, la sua politica delle alleanze. Temi sui quali Veltroni si mostra evasivo, mentre è prodigo di spunti, peraltro non originalissimi, su un terreno programmatico e di governo".

Forse dimenticando che "un governo c'é già".

 

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