Dal Mondo

Jane Tomlinson

Gb. La coraggiosa Jane perde la battaglia contro il cancro

04-09-2007

LONDRA."Il tumore non è operabile. Ti restano soltanto sei mesi di vita": quando nel 2000 un collega medico le comunicò questa "sentenza di morte" Jane Tomlinson   tirò fuori il meglio di sé. Prese a cimentarsi in imprese sportive al limite del possibile - compresa una epica pedalata ciclistica da Roma fino alla natia Leeds - per la raccolta di fondi a favore delle ricerche sul cancro. Si conquistò così la stima e l'ammirazione dei connazionali che ora ne piangono la scomparsa, avvenuta lunedì sera a 43 anni d'età. Radiologa, madre di tre figli, Jane non si è mai persa d' animo e negli ultimi sette anni, grazie agli eccezionali exploit sportivi (corse, maratone, nuotate), è riuscita a racimolare una somma davvero ragguardevole, 1,7 milioni di sterline e cioé 2,5 milioni di euro, per finanziare la lotta contro il terribile male che ha finito per ucciderla: "Per me - disse nel 2004 quando a Leeds le intitolarono un laboratorio oncologico - la ricerca può fare ormai ben poco ma i fondi raccolti serviranno ad aiutare molta altra gente in futuro". Il glorioso calvario di Jane incominciò nell'agosto di sette anni fa: le fu diagnosticata una recrudescenza del cancro al seno che nel 1990 l'aveva costretta alla mastectomia e le fu detto papale papale che era spacciata.

Le metastasi avevano ormai infestato polmoni e ossa, sarebbe morta nel giro di sei mesi. Lo choc le diede una forza di cui non si sapeva capace e la spinse a tuffarsi in una girandola di competizioni sportive che mettono a dura prova anche i più sani e atletici. Lo fece malgrado il tumore le provacasse forti, lancinanti dolori alle ossa, al collo, alle anche, alla schiena. Per tre volte portò a termine l'estenuante maratona di Londra. Si distinse in gare di resistenza come il ‘Great North Run' e l"Ironman Uk Triathlon'.

Nel maggio e giugno del 2004 realizzò una delle sue imprese più incredibili, se si pensa che il cancro aveva già minato in modo irreparabile il suo organismo: l'indomita radiologa pedalò per 35 giorni consecutivi da Roma fino a Leeds. Due anni dopo, nel giugno 2006, inforcò ancora la due ruote - e fu l'ultima volta - per un'avventura estrema: girò in lungo e in largo gli Usa, percorrendo in totale più di seimila chilometri. Tre mesi fa, carica delle onorificenze concesse dalla regina Elisabette a riconoscimento della sua instancabile attività a fin di bene, organizzò una corsa a Leeds ma non fu in grado di parteciparvi come concorrente. La fine è sopraggiunta ieri sera all'ospedale St. Gemma di Leeds. Il primo ministro britannico, Grodon Brown, ha prontamente reso omaggio ad una donna che negli ultimi anni è stata un luminoso simbolo di coraggio e abnegazione nella dura, difficile lotta contro il cancro

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