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Pakistan. Strage. 26 morti e 68 feriti

04-09-2007

NEW DELHI.  Duplice attentato terroristico ieri mattina a Rawalpindi, città militare non lontana dalla capitale Islamabad: una bomba esplosa in un autobus e un'altra in un mercato hanno ucciso 26 persone e ferito altre 68. Gli attentati, avvenuti in un'ora cruciale, verso le 07.20, sono stati portati a termine da kamikaze, secondo quanto spiegato dal generale Waheed  Arshad, portavoce dell'esercito.  La prima bomba è esplosa a bordo di un autobus che trasportava al lavoro impiegati del ministero della difesa.

La potenza dell'ordigno ha mandato in frantumi il mezzo.

Diciannove persone sono morte e altre 18 sono rimaste ferite, cinque versano in gravi condizioni. La bomba, secondo prime indagini, é stata portata a bordo da un attentatore suicida che si è fatto esplodere mentre l'autobus attraversava il mercato di Qasim, a meno di un chilometro dal quartier generale dell'esercito.

Tra le vittime, alcuni lavoravano in una agenzia governativa impegnata in questioni nucleari, altri in una delle agenzie di sicurezza nazionale del Pakistan, in maggioranza membri dell'ISI, l'intelligen-ce pakistana.

La seconda bomba è esplosa poco dopo nell'area commerciale di R A market, uccidendo 7 persone e ferendone diverse altre. Le autorità pakistane hanno subito decretato di innalzare lo stato di allerta a livelli critici, sopratutto a Rawalpindi.

Il Pakistan sta assistendo ad una recrudescenza di attentati terroristici da quando, il 10 e l'11 luglio scorsi, l'esercito é intervenuto in forze per sgombrare la Moschea Rossa occupata da fondamentalisti taleban. Negli scontri morirono oltre 100 persone. Dopo questo episodio, più di 70 militari pakistani sono stati uccisi in attentati terroristici nel paese, in particolare nelle zone tribali e al confine con l'Afghanistan.

Gli attentati di ieri, che hanno scioccato il governo pakistano soprattutto per il fatto che è stato colpito il cuore del loro quartier generale della difesa, sono stati perpetrati proprio in un momento cruciale per il presidente Parvez Musharraf, che è anche capo dell'esercito, in cerca di una via di uscita dall'empasse che lo obbligherebbe a non ricandidarsi alle prossime elezioni  perché in contrasto con la costituzione. Emissari del generale stanno cercando una accordo con l'ex primo ministro in esilio Benazhir Butto, assicurando a questa un ritorno in patria tranquillo e la possibilità di candidarsi, ricevendo in cambio la promessa dell'elezione di Musharraf.

Il primo round di colloqui non è andato a buon fine, il secondo è previsto per oggi. Di contro, l'altro ex primo ministro in esilio, Natwar Sharif, che il 10 settembre ritornerà in Pakistan, ha annunciato di opporsi a questo accordo. Contro Musharraf non si fermano le crociate anti corruzione promosse dal giudice capo della corte suprema, Iftar Chaudhary, che lo stesso Musharraf dimise a marzo ma che a luglio è stato reintegrato nel suo ruolo dalla corte pakistana.

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