Dal Mondo

Shimon Peres a Roma

di Fabrizio Finzi

06-09-2007

ROMA. Tutto chiarito tra Italia e Israele su Hamas. Questa è la sintesi della prima giornata della visita del neo presidente israeliano Shimon Peres in Italia. Anzi, le relazioni tra i due Paesi vivono uno stato di grazia che neanche il governo Berlusconi aveva raggiunto, sottolinea a sorpresa l'autorevole presidente in serata: "Tra Italia e Israele è vera amicizia.

Con il governo Prodi è la stagione migliore mai vista nelle relazioni tra Italia ed Israele". Una certificazione che era stata fornita già qualche ora prima da un ex ministro degli Esteri, proprio del governo Berlusconi: "Ho espresso a Peres il convincimento che non ci sia alcuna ambiguità verso Hamas da parte di tutti, Governo italiano ed opposizione", aveva spiegato Gianfranco Fini ai giornalisti dopo il colloquio con Peres in un grande albergo romano. Schiarita totale, quindi, e apprezzamento da parte dello Stato ebraico per lo sforzo che il governo sta portando avanti nello scenario mediorientale in un combinato disposto tra l'azione di Prodi e quella di D'Alema che quasi contemporaneamente a Gerusalemme si chiariva con il ministro degli esteri Tzipi Livni. Naturalmente durissime restano le parole di Peres su Hamas: "Non vuole la pace, vuole imporre un'egemonia religiosa su tutto il Medio Oriente contro il volere di gran parte degli arabi ed il nostro punto di vista e quello di Abu Mazen riguardo alla questione di Hamas è lo stesso", aveva confermato senza mezzi termini Peres in mattinata dopo un incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Chiusa la questione Hamas - che tante polemiche aveva sollevato nel cuore di agosto dopo alcune frasi di Prodi sulla necessità di non isolarlo - il governo prosegue nella sua serie di consultazioni tutte dedicate al Medio Oriente.

L'accelerazione italiana è evidente: dopo una visita in Giordania per ascoltare i preziosi aggiornamenti di re Abdallah, ieri Prodi ha parlato a Roma con il primo ministro libanese Fouad Siniora, oggi con Peres e domani incontrerà il braccio destro del presidente siriano Assad, Farouk al Sharaa. D'Alema, nella sua missione nell'area, ha parlato con Abu Mazen, con il presidente egiziano Mubarak ed oggi con la Livni. In questo contesto cresce un cauto ottimismo sui colloqui tra Olmert e Abu Mazen e, di conseguenza, sulle possibilità della Conferenza di pace per il Medio Oriente convocata per novembre dall'amministrazione Bush. Peres conferma che "l'atmosfera dei colloqui Olmert-Abu Mazen è incoraggiante". Prodi da parte sua spiega di essere "un po' più ottimista rispetto a qualche tempo fà perché il dialogo sta andando avanti con estrema apertura e fiducia reciproca".

I toni tra Italia e Israele divergono - e non di molto - solo quando si parla della Siria. Peres preferisce rispondere indirettamente a chi gli chiedeva se Damasco dovesse essere invitata o meno alla Conferenza di Novembre: "La Siria non è disposta ad incontrarci, sono loro che non vogliono e quindi, lo dicono anche gli Stati Uniti, non è possibile fare una mediazione in questo modo", replica il presidente.

Shimon Peres ha raggiunto Roma con un obiettivo preciso, quello di chiedere aiuto ed attenzione internazionale per la sorte dei soldati israeliani rapiti dei quali non si conosce la sorte. Non a caso questa sera la gente che gremiva la sinagoga di Roma ha salutato l'arrivo di Peres con una foto dei tre militari rapiti accompagnata da una semplice scritta: "liberiamoli".

Il presidente del Consiglio ha garantito su questo aspetto "il massimo impegno attivo dell'Italia" assicurando che tutti i canali in possesso del governo, da quelli umanitari a quelli di intelligence, sono attivati.

 

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