Dal Mondo

Il Papa in Austria. Ricordate le vittime della Shoah

di Flaminia Bussotti

08-09-2007

GERUSALEMME. Schiarita, almeno temporanea, sui tempestosi cieli del Medio Oriente: il premier israeliano Ehud Barak e il presidente palestinese Yasser Arafat hanno dato il loro assenso, dopo fortissime pressioni internazionali, a partecipare a un urgente incontro al vertice a Sharm el Sheik nel tentativo di arrestare l'ondata di violenze tra israeliani e palestinesi che è già costata la vita nei territori - dove oggi ci sono stati solo isolati incidenti - a un centinaio di persone, quasi tutte palestinesi. Al vertice parteciperanno il presidente Usa Bill Clinton, quello egiziano Hosny Mubarak e, a quanto si è appreso, anche re Abdallah II di Giordania.

L'accordo sul vertice è stato annunciato dal segretario generale dell'Onu Kofi Annan che ha operato instancabilmente negli ultimi giorni per convincere Barak e Arafat a incontrarsi. Il presidente Usa Bill Clinton ha ammonito a non nutrire grandi illusioni sui risultati del vertice e ha detto che la via che porta a una soluzione del conflitto israelo-palestinese è ancora lunga e difficile.

Ma già prima ancora di incontrarsi israeliani e palestinesi stanno dando differenti interpretazioni del vertice e dei suoi obiettivi. Annan ha detto che si riunirà senza condizioni preliminari anche se, ha aggiunto, "sono stati dati consigli e sono state espresse alcune esigenze".

L'autorità nazionale pale-stinese (Anp) però, nell'annunciare in un comunicato la partecipazione di arafat al vertice, ha detto di aspettarsi che questo porti alla costituzione di una commissione internazionale di inchiesta sulle violenze nei territori, "a un arresto immediato e totale dell'aggressione israeliana contro le posizioni palestinesi" e "al ritiro delle forze di aggressione alle posizioni che occupavano prima e la revoca della chiusura delle città palestinesi e dei posti di transito". Differente l'interpretazione israeliana. Il vertice, ha detto il portavoce del governo Nahman Shai, oltre a porre fine alle violenze decidendo anche "misure operative" sul terreno dovrà spianare la strada alla ripresa dei negoziati di pace nel consueto formato, cioè con l'esclusione di ogni altro attore che non siano gli Stati Uniti al fianco delle due parti in conflitto.

Questo vertice, ha precisato, "non è un negoziato di pace". Israele, ha detto Shai, "è assolutamente contrario" alla formazione di una commissione di inchiesta internazionale, nella quale in apparenza teme di apparire in veste di imputato, mentre è possibile la creazione di un "organismo di verifica", sulle linee di un'intesa che era parsa emergere nell'incontro poi fallito tra Barak e Arafat il 4 ottobre scorso a Parigi.

Il portavoce israeliano ha al tempo stesso ricordato che il premier Barak continuerà intanto i contatti per l'allargamento del suo governo, dando quasi l'impressione di voler agitare lo spauracchio di una possibile inclusione del leader del Likud e della destra Ariel Sharon, particolarmente odiato dai pale- stinesi che lo accusano di aver innescato le violenze nei territori con la sua "provocatoria" visita alla spianata delle moschee a Gerusalemme Est.

Un nuovo incontro tra Barak e Sharon è previsto in nottata. Mentre nei territori - dove ieri è morto un palestinese che era stato ferito ieri durante scontri a Hebron - il livello della violenza è sceso drasticamente, l'assenso di Arafat al vertice di Sharm el-Sheick sembra aver scontentato larghi strati dell'opinione pubblica palestinese - che non nutre alcuna illusione sulla possibilità che Arafat ne esca con successi concreti - oltre alle forze dell'opposizione islamica e laica. Lo sceicco Ahmed Yassin, leader spirituale del movimento Hamas, ha attaccato il ‘summit' e ha esortato Arafat "a boicottarlo, a non piegarsi alle imposizioni israeliane e americane e a non accantonare i crimini israeliani".

Stesso messaggio è giunto anche da Damasco dove l'opposizione radicale laica palestinese alla politica di Arafat ha sostenuto che il vertice mira "ad abortire la coraggiosa rivolta del nostro popolo e a neutralizzarne i risultati positivi".

 

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