Dal Mondo

Il premier Ehud Olmert

Sondaggio. Un ebreo su quattro dubita sulla esistenza di Israele

di Aldo Baquis

08-09-2007

TEL AVIV. Malgrado il grande attaccamento al proprio Paese, un israeliano su quattro non è certo che la esistenza di Israele sia assicurata. Lo ha rilevato un sondaggio di opinione curato dal quotidiano Yediot Ahronot in occasione del Capodanno ebraico, che si celebra a partire da mercoledì.

Le difficoltà del presente, le minacce esplicite di annientamento che giungono di frequente da Teheran ed echeggiano nelle strade di Gaza ed in Libano, non sgomentano affatto l'israeliano medio.

"Israele è un posto dove è bello vivere", assicurano l'86 per cento degli intervistati. E l'84 per cento rispondono affermativamente alla domanda se si sentono fieri di essere israeliani. Dove è più sicuro vivere, per un ebreo: in Israele o in Europa occidentale ? Quasi due terzi preferiscono lo stato ebraico, solo il 18 per cento vorrebbero emigrare in Europa.

Ma dal sondaggio emergono evidenti anche le ombre: la crisi della leadership politica (la performance del premier Ehud Olmert è negativa, afferma il 70 per cento), i dubbi sulle capacità dell'esercito israeliano e sul suo deterrente dopo la guerra in Libano. Siccome la notizie negative non vengono mai sole, ecco che dagli Stati Uniti giungono i risultati di un altro sondaggio, appena rilanciato dalla Jewish Telegraphic Agency (Jta), da cui emerge che fra gli ebrei americani al di sotto dei 35 anni solo il 48 per cento sottoscrive il concetto che "la distruzione di Israele sarebbe per me una tragedia personale". Fra gli ebrei statunitensi anziani, la percentuale è del 78 per cento.

Il senso di alienazione fra l'ebraismo Usa ed Israele, spiega la Jta, è un fenomeno che si accentua di generazione in generazione. Come spesso avviene sono gli scrittori di Israele i migliori sismografi dei dubbi e delle angosce della popolazione. Pochi mesi fa A.B. Yehoshua aveva fatto scalpore inserendo nel suo nuovo romanzo (‘Fuoco amico') il personaggio di Yrmi, un anziano israeliano trasferitosi in Tanzania perché esausto del cententario conflitto con gli arabi e determinato a trovarsi un fazzoletto di terra dove non ci fosse più alcuna probabilità di imbattersi in connazionali o in ebrei di alcun genere.

Un altro importante scrittore, Haim Beer (Rachlew-sky), non esita adesso a discutere nel suo nuovo romanzo (‘Davanti al luogo') lo scenario apocalittico della distruzione di Israele. Gli incubi notturni degli israeliani prendono forma nella persona di un pensionato, Martin Lamberg. 

Questi vuole edificare una immensa biblioteca ebraica, in Germania, per custodirvi la intera memoria letteraria di Israele nel timore che un giorno "stuole di barbari discendano in massa dai campi profughi palestinesi di Shuafat, el-Arub e Anata per sciamare a Gerusalem-me nel Campus universitario di Givat Ram", sede della maestosa Biblioteca Nazionale.  In una lunga intervista al supplemento letterario di Haaretz Beer spiega di essere affascinato "dalla questione terribile, post-sionista e post-israeliana, se ci sia la possibilità che un giorno Israele non esista più ".

Il palinsesto di oggi