Dal Mondo

Massimo D'Alema

Kosovo alla ricerca di una posizione comune

di Martino Rigacci

08-09-2007

VIANA DO CASTELO (PORTOGALLO). Sulla questione del Kosovo, l'Ue è alla ricerca di una posizione unitaria, anche se dalla riunione informale esteri Ue di Viana do Castelo i Ventisette si sono impegnati ad avvicinare le posizioni: processo molto delicato e che infatti sarà tutto da verificare nelle prossime settimane.

Di Kosovo e di Serbia si è parlato molto nella ‘due giornì di discussioni informali tra i ministri Ue. Incontrando la stampa, Massimo D'Alema ha tra l'altro riferito della lettera che il premier Romano Prodi ha inviato al presidente portoghese di turno Ue, José Socrates, in cui si sottolinea l'importanza "dell' accelerazione del processo di integrazione della Serbia verso l'Ue". "È chiaro che questo, senza rappresentare specificatamente una forma di ‘do ut des', tuttavia creerebbe - ha rilevato il ministro - l'ambiente migliore per incoraggiare la Serbia a trovare un accordo sul Kosovo". A Viana do Castelo sono d'altro lato a più riprese emerse le divergenze esistenti sul futuro della provincia serba a maggioranza albanese tra i Ventisette, in particolare nell'ipotesi di una dichiarazione unilaterale di indipendenza di Pristina. Francia e Regno Unito sono considerati i più favorevoli a un riconoscimento della sovranità, Spagna, Grecia, Cipro, Ungheria, Slovacchia e Romania (geograficamente più vicini alla Serbia o con problemi di minoranze interne) sono ritenuti invece su posizioni poco favorevoli. A parlare chiaro sulle difficoltà che per l'Europa pone il ‘test-Kosovò è stato il presidente di turno Ue, il ministro portoghese Luis Amado: "non riesco a concepire che alla fine di questo processo si arrivi ad una posizione ferma degli Stati Uniti, una posizione ferma della Russia ed un'Europa che brilla per la sua assenza". E anche D'Alema, in modo indiretto, si è soffermato sulle posizioni assunte, ormai da tempo, da Mosca e Washington.

"Alla riunione di ieri è stata comunemente espressa una posizione che respinge il veto russo" sul Kosovo, mentre allo stesso tempo i ministri hanno ritenuto "inopportuno l'annuncio che qualsiasi cosa accada, il Kosovo sarà unilateralmente riconosciuto". Quest'ultima è la posizione di Washington, dove proprio ieri il sottosegretario di stato aggiunto per gli affari Ue, Kurt Volker, ha detto che gli Usa sono pronti a riconoscere unilateralmente l'indipendenza del Kosovo se il Consiglio di sicurezza Onu non riuscirà ad accordarsi sul suo ‘status'.

Per l'Italia, la strada giusta da seguire è molto lontano da questo approccio ‘bipolarè posto da Mosca e da Washington, che non incoraggia certo i negoziati tra serbi e kosovari. "Noi vogliamo invece - ha aggiunto - che si trovi un'intesa come condizione per una effettiva stabilità della regione e per aprire la strada all'integrazione nell'Ue dei Balcani occidentali" "Dopo la riunione di ieri siamo più vicini ad una posizione europea", ha proseguito il ministro, sottolineando che ci sono segnali di una maggiore unità sia sulle "questioni immediate" sia sui "passaggi futuri, qualsiasi essi possano essere".

In questa fase - ha rilevato D'Alema - è d'altra parte fondamentale far lavorare la troika euro-americana-russa che deve presentare un rapporto sul Kosovo al Consiglio di sicurezza Onu entro il 10 dicembre. E se non ci fosse un accordo entro quella data? ha chiesto un giornalista.

"Aprire queste discussioni ora sarebbe dannoso", ha detto D'Alema ricordando, con una battuta, che "sarebbe come chiedersi se l'Italia perdesse con la Francia" nella partita in programma stasera. Ed è infine un dato "oggettivo che se non si trova soluzione per il Kosovo, tutto il processo di avvicinamento dei Bablcani occidentali all'Ue rischia di fermarsi", ha concluso D'Alema.

 Il ministro ha quindi sottolineato come con la Serbia l'Ue deve avanzare su "due fronti: da una parte incoraggiare la collaborazione del paese con il Tribunale penale internazionale dell'Aja", dall'altra però, spingere con decisione la stessa Ue "per un atteggiamento di apertura" nei confronti di Belgrado.

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