La politica

Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini

Legge elettorale. Il leader di An apre sulle riforme costituzionali

di Milena Di Mauro

10-09-2007

MIRABELLO (Ferrara).  "Vedremo nelle prossime settimane come sarà questo dialogo...". Gianfranco Fini chiude la Festa di An a Mirabello e alza i toni. Non ci sta, il leader di An, a far passare il suo partito come quello "più morbido" nel tentativo di dialogo sulle riforme con gli avversari politici, lasciando a Berlusconi il ruolo di invocare il voto subito e con la legge che c'é. È vero, An vuole "vedere le carte", non può rinunciare a un confronto con una maggioranza che cerca il dialogo sul rafforzamento del premier e dei suoi poteri. Ma non può e non vuole neppure passare come la forza "inciucista" che terrà in vita Prodi.

Così Fini è chiaro: "Il dialogo sarà accompagnato da una grande stagione di opposizione e la CdL ha il dovere di essere unita". Il dovere di dimostrare che, da An a Fi, il Centrodestra vuole una cosa soltanto: far cadere Prodi. "Non si illudano le anime candide del Centrosinistra - arringa Fini - che noi adesso abbocchiamo all'amo, che ci sediamo al tavolo a discutere di legge elettorale e allunghiamo la vita a Prodi, perché tanto finché si discute non si va a votare".

"Loro - è il sospetto di Fini - ci propongono di discutere con l'obiettivo molto meno nobile di farci smettere di fare opposizione intanto che si dialoga". Invece non sarà così: a partire dal 13 ottobre, con la grande manifestazione in piazza su sicurezza e fisco. E non sarà così nelle aule del Parlamento, soprattutto al Senato, dove, minaccia Fini, "i senatori assenti dovranno rispondere del loro operato". Prodi, prima di portare a casa le riforme, dovrà dimostrare di avere la maggioranza, nei mesi delicati della finanziaria, della manifestazione del 20 ottobre, della nascita del Pd. "Poi - dice Fini - si potrà anche discutere di legge elettorale ma con i paletti piantati da noi a Gemonio, primo fra tutti quello del bipolarismo".

Il leader di An dà comunque ragione a Berlusconi. "Come ha detto lui, si potrebbe benissimo votare cambiando di una sola riga la legge che c'é. Basterebbe dire che al Senato il premio di maggioranza è nazionale e non regionale. La governabilità sarebbe garantita da questo". Fini fa la voce grossa, ma resta il fatto che Alleanza nazionale è, tra i partiti della CdL, quella che sprona più al dialogo, ferma restando la volontà di un'opposizione forte. Lo testimonia il dibattito sulle riforme che proprio a Mirabello questa mattina ha visto ospite di La Russa, Gasparri e Bocchino, il diessino Luciano Violante, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, che a breve presenterà un testo di riforma. "Intanto andiamo a vedere le carte - apre La Russa, che mercoledì cercherà di convincere gli alleati della CdL - poi comunque avremo fatto un passo avanti, se si andrà al voto prima, e lo stesso Centrosinistra non potrà rifiutare un'intesa che ha appena sottoscritto". "Del resto - si domanda retoricamente - come potrebbe proprio An rifiutare un dialogo sulla riforma presidenzialista che chiede da sempre?".

 

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