Dall'Italia

Fabiano Fabiani

Fabiani al posto di Petroni. Rai/La Cdl invoca Napolitano che risponde: sono nomine di governo

11-09-2007

ROMA. È Fabiano Fabiani il consigliere designato dal Ministero dell'Economia per sostituire Angelo Maria Petroni nel cda della Rai. E la Cdl insorge invocando l'intervento del Capo dello Stato. Il presidente Giorgio Napolitano spiega però di non poter essere chiamato in causa su nessuna nomina o decisione di esclusiva competenza del governo. Maurizio Gasparri di An giudica la posizione di Napolitano ‘troppo comoda' e afferma: "il bandito Padoa Schioppa ha colpito ancora", e Sandro Bondi, coordinatore di Fi, esprime a Napolitano "forte preoccupazione". E se Palazzo Chigi invita a non fare della nomina materia del contendere politico, dalla Cdl é però un fuoco di fila. "Ho assunto l'incarico di consigliere Rai con spirito di servizio, e come si dice in queste occasioni, di sacrificio", commenta Fabiani, attuale presidente dell'Acea e manager di lungo corso, che annuncia di rinunciare allo stipendio di consigliere Rai. Petroni non ci sta, definisce la sua revoca "illeggittima" e annuncia "sin d'ora di ritenere viziate, invalide e inefficaci a tutti gli effetti giuridici tutte le decisioni prese dal Cda senza la mia partecipazione", annunciando eventuali iniziative per il risarcimento del danno".

Di fronte al coro di violente proteste della Cdl, Napolitano fa sapere che se si ritiene che ci siano aspetti di illegittimità in una decisione governativa, bisogna rivolgersi agli organi giurisdizionali ai quali spetta pronunciarsi.

La nomina di "un prodiano come Fabiani" è "spoil-system fuori stagione", dice il presidente della Vigilanza Rai Mario Landolfi, che parla di "autentica emergenza democratica".

"Un gesto gravissimo" per Renato Schifani, presidente dei senatori di Fi, che annuncia: "Dopodomani chiederemo in conferenza dei capigruppo l'immediata convocazione del governo in Senato per riferire su questo gravissimo fatto e la possibilità di svolgere un ampio dibattito sulla tv pubblica". Anche il presidente dei senatori di An Altero Matteoli parla di "gesto di inusitata arroganza politica e di consolidamento del potere. Anche la Rai passa sotto il controllo di Prodi". "Dopo la spartizione delle istituzioni, siamo di fronte all'occupazione selvaggia anche della Rai", incalza Bondi, e anche Paolo Bonaiuti (Fi), vicepresiden-te della Vigilanza, dice: "Il governo, dopo essersi preso tutto, mette le mani anche sulla Rai". "Ora il presidente della Rai deve lasciare il posto ad un presidente di garanzia vicino all'opposizione", chiede Alessio Butti, capogruppo di An in Vigilanza. Per il segretario della Vigilanza Rodolfo De Laurentiis (Udc), "il governo ha sottomesso definiti-vamente il servizio pubblico alla sua volontà a dispetto delle prerogative del parlamento".  Il suo collega di partito Maurizio Ronconi prevede che la vicenda "provocherà un vero e proprio tsunami nella politica italiana, perché il centrodestra non accetterà mai una violazione degli accordi sulla composizione del CdA Rai".

Mentre per Francesco Giro (Fi), Fabiani "doveva essere rimosso dalla presidenza dell'Acea e non promosso alla Rai". Per il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli (Lega Nord) è "una dimostrazione di occupazione militare. E un'anomalia della democrazia".  Il ministro Paolo Gentiloni ricorda che "la legge prevede che un consigliere sia il rappresentante dell'azionista" e invita chi "vuole una Rai più autonoma" ad approvare il suo disegno di legge. Soddisfatti gli esponenti dell'Unione, a parte qualche eccezione, come il vicesegretario vicario dell'Udeur e segretario della Vigilanza Antonio Satta ("Massimo apprezzamento per le qualità professionali di Fabiani - dice - ma sono state stravolte le regole.

Ora il governo dovrebbe sostituire l'intero cda, perché il presidente spetterebbe all'opposizione e la maggioranza del consiglio ai partiti che sono al governo"), Egidio Petrini dell'Italia dei valori ("grave atto di arroganza istituzionale da parte di Padoa Schioppa, Prodi se ne assuma ogni responsabilità") e il socialista Enrico Boselli. Per Renzo Lusetti della Margherita è "una scelta di alto profilo e non di parte"; per Roberto Cuillo (Ds) la nomina "é la condizione che può ridare dignità e autonomia al servizio pubblico Rai"; "farà un ottimo lavoro", commenta Giovanni Russo Spena, presidente del gruppo Prc-Se.

"Bisognava scegliere tra l'assistere all'affondamen-to della Rai o provare a dare al servizio pubblico una possibilità di rilancio", afferma Fabrizio Morri, capogruppo Ulivo in Vigilanza.

 

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