Economia

Crisi mutui. Nuovo allarme del Fondo Monetario Internazionale. Crescita a Rischio, si taglino le stime

di Antonio Pennacchioni

11-09-2007

ROMA. La crisi dei mutui immobiliari americani penalizza la crescita globale. La situazione è "seria" ha ammesso senza mezzi termini il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Rodrigo De Rato, che ha rilanciato l'allarme confermato dai dati poco positivi del secondo trimestre annunciando la revisione al ribasso delle stime sull'espansione dell'economia. Gli Stati Uniti restano in prima linea ma la crisi non risparmierà l'Europa ed il Giappone. "È troppo presto per quantificare" gli interventi ha precisato De Rato che prevede conseguenze maggiori per gli Stati Uniti mentre quelle in Europa e Giappone saranno "più limitate".

Intanto i mercati finanziari restano in tensione. La nuova flessione di Wall Street, provocata dai timori di una frenata dell'economia negli Usa, ha colpito le piazze europee. Londra ha perso lo 0,92%, Francoforte lo 0,82%, Parigi lo 0,80%. Male anche Zurigo e Madrid. A Milano hanno chiuso in calo il Mibtel (-0,45%), lo S&P/Mib (-0,23%) e l'All Stars (-1,3%). In dettaglio per il direttore del dipartimento europeo del Fondo, Michael Deppler, si tratterà di "un aggiustamento di alcuni punti decimali" perché l'economia europea ha solide fondamenta.  Ma a confermare la necessità di un ridimensionamento è stato il commissario agli Affari Economici Joaquim Almunia che oggi renderà note le stime per Eurolandia. Resta da vedere se seguirà le indicazioni dell'Ocse che giovedì scorso ha fissato il rallentamento degli Usa dal 2,1 all'1,9% e quello della zona euro dal 2,7% al 2,6%.

Ieri Almunia ha avvertito che i rischi al ribasso "sono effettivamente aumentati" anche se ancora non è stata ultimata "una valutazione sulle conseguenze per l'economia reale, visto che non sappiamo quanto durerà questa situazione sui mercati finanziari". Ma la guardia resta alta a causa dell'alta volatilità e del balzo degli spread sui mercati finanziari. Se appare scontata una stretta sulle condizioni di credito, occorre valutare con certezza l'impatto sulla crescita della zona euro. "Abbiamo bisogno di vedere come reagirà l'economia statunitense - ha concluso - la parte dell'economia che risente direttamente della crisi del mercato immobiliare".

Anche i governatori delle Banche Centrali del G-10, che si sono riuniti a Basilea, seguono con apprensione gli sviluppi. "Quel che succede negli Stati Uniti va inquadrato in uno scenario in cui molte economie dei Paesi industrializzati ed emergenti hanno buoni fondamentali. Ci sono buone ragioni perché queste economie continuino a crescere al loro potenziale. Ma non è tempo per compiacersi", ha commentato il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, al termine del vertice a cui ha partecipato anche il numero uno della Federal Reserve, Ben Bernanke, che ieri ha dato il via libera ad una nuova immissione di liquidità pari a 2,7 miliardi di dollari sul circuito bancario internazionale.

Ora la Bce punta a rafforzare il coordinamento delle authority di Eurolandia che svolgono la vigilanza sui settori legati alla crisi del credito e ai mercati finanziari. Allo studio c'è l'unificazione delle regole di intervento, mantenendo però distinti i diversi organi nazionali.

Intanto scatta il primo segnale negativo per l'Italia. Nel secondo trimestre il pil è cresciuto dello 0,1% rispetto allo 0,3% registrato nel periodo gennaio-marzo mentre su base annua l'incremento è stato dell'1,8% contro il 2,3%. Se l'andamento sarà confermato, appare improbabile il raggiungimento dell'obiettivo fissato dal governo di un crescita annua del 2%.

 

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