Economia

Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani

Welfare. Il no della Fiom divide. Lo strappo dei metalmeccanici

di Yasmin Inangiray

13-09-2007

ROMA. Il no della Fiom al protocollo sul welfare, frutto di una faticosa trattativa tra governo e sindacati (Cgil in testa), continua ad essere al centro del confronto nella maggioranza. Nonostante i direttivi di Cgil, Cisl e Uil abbiano confermato il loro sostegno all'intesa di luglio, nell'Unione resta la tensione in vista degli appuntamenti autunnali: in primo piano la Finanziaria, ma anche la manifestazione del 20 ottobre che pensata in primo luogo proprio contro l'accordo sul welfare.

Se il no dei metalmeccanici rischia di spaccare in due la 'Cosa Rossa', gli umori non vanno meglio tra i moderati della coalizione. Palazzo Chigi evita drammatizzazioni, sottolineando che la decisione era prevedibile; ma Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo Economico, pur definendo singolare che "una categoria risponda in modo difforme dalle indicazioni della confederazione", non nasconde che il no della Fiom "non è una buona notizia". Rosy Bindi rivolge invece un appello alla sinistra dell'Unione affinché "non approfitti del no dei metalmeccanici e si dimostri invece all'altezza della responsabilità di governo".

Più stringato il commento del viceministro all'Economia Roberto Pinza: la bocciatura dei metalmeccanici "non è una buona scelta". Ma anche a sinistra le acque sono agitate. Il Pdci va giù duro, con il capogruppo al Senato Manuela Palermi che definisce "scandalosa la sufficienza con cui esponenti dell'Unione commentano il no della Fiom che è un segnale durissimo a sindacato, governo e centrosinistra".

Nelle file del Prc si continuano a tenere i toni più bassi. Il segretario Franco Giordano evita la polemica ed invita il governo a guardare il merito della questione e cioé il "malessere e la sofferenza di tanti operai". Sulla stessa linea il ministro per la Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, pronto ad indicare nella bocciatura dei metalmec-canici "il segnale di un malessere che attraversa molti settori della società e molti tra coloro che hanno votato per l'Unione". La questione diventa più complicata per Verdi e Sinistra Democratica.

Il  no della Fiom è da rispettare, ma Alfonso Pecoraro Scanio chiede che "la politica stia fuori da un dibattito interno ai sindacati", ribadendo che i Verdi aspetteranno il pronunciamento dei lavoratori convocati per il referendum. Oltre ai distinguo interni, l'Unione deve fare i conti con il fuoco di fila delle critiche della Cdl. Il capogruppo della Lega alla Camera Roberto Maroni sottolinea come "il governo sia riuscito nell'impresa storica di spaccare, dopo la sua maggioranza, persino il sindacato che più l'ha sostenuto in campagna elettorale". Dall'Udc, Mario Baccini si rivolge direttamente a Romano Prodi chiedendogli "di scegliere da che parte stare. O continuare a subire il ricatto dei massimalisti e modificare il protocollo, o fidarsi chi gli dice di non toccare nulla".

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