Cultura

Maria Callas

30 anni dalla morte/"La Callas come Marilyn"

14-09-2007

MILANO. "Con altre virtù e con altro merito, Maria Callas occupa uno spazio analogo a quello di Marilyn Monroe". Così Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura del Comune di Milano, nell'inaugurare ieri le due mostre a cura di Vittoria Crespi Morbio che Scala e Comune dedicano a Maria Callas a 30 anni dalla morte: una mostra di fotografie nel ridotto dei palchi della Scala, che la ritraggono soprattutto nel suo personaggio pubblico e sulla vita privata, e una mostra dei suoi più bei abiti di scena, che l'hanno vista trionfare sul palcoscenico del Piermarini.

Le immagini in bianco e nero della mostra fotografica portano il visitatore appassionato indietro nel tempo, fra gli abiti vaporosi di moda nel secondo dopoguerra e le auto degli anni Cinquanta.

Una foto ritrae Maria Callas a un veglione al teatro Manzoni, nel 1957, un'altra in un'auto circondata da ammiratori, a Colonia; un'immagine la mostra insieme a Giulietta Simionato in uno scompartimento ferroviario, in viaggio verso Vienna nel 1956; e ancora mentre si ritocca il trucco in una pausa delle prove di Anna Bolena nel 1957; appare con il maestro Victor De Sabata e con il tenore Mario Del Monaco, con Leonard Bernstein, Nicola Rossi Lemeni, Franco Corelli, Tullio Serafin; baciata affettuosamente da Luchino Visconti, oppure seguita da uno stuolo di ammiratrici armate di penna per chiederle l'autografo. All'ultimo piano del Museo Teatrale, invece, la mostra degli abiti: costumi sontuosi, molti dei quali esposti al pubblico per la prima volta, disegnati per Maria Callas dai più grandi artisti e realizzati dagli artigiani scaligeri: c'é l'abito di Anna Bolena, disegnato per lei nel 1957 da Nicola Benois e quelli che il grande costumista fece per il suo personaggio di Elisabetta di Valois, nel Don Carlo del 1954, e quelli di Fedora (1956). Ci sono i costumi realizzati da Salvatore Fiume per la Medea del 1953, e quelli di Piero Zuffi per il personaggio di Giulia nella Vestale, di Spontini, nel 1954 e tanti altri abiti.

"I primi erano più semplici, meno ricchi - ha commentato Vittoria Crespi Morbio - . Poi, man mano che il suo personaggio si è affermato ed è diventata una diva, anche gli autori dei costumi tendevano ad arricchirne gli abiti per adeguarli alla sua figura".

"Nella storia dell'opera - ha detto oggi il sovrintendente scaligero Stephane Lissner - c'é un prima di Callas e un dopo Callas: dopo Maria nessun cantante ha mai potuto fare a meno di pensare a lei, durante l'impegno artistico. La Callas è in scena sempre". E Sgarbi ne ha ricordato le doti di artista completa: molti cantanti sono goffi, a volte nella voce, a volte sulla scena. Lei non solo era una grande voce, ma era anche una grande attrice, padrona della scena".

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