La politica

Massimo D'Alema

D'Alema: "Se si distruggono i partiti, non vince Grillo, ma chi ha i soldi e gli strumenti di comunicazione"

14-09-2007

BOLOGNA. "Antropologicamente" allergico alle mode, da sempre sostenitore del ruolo dei partiti, Massimo D'Alema sale per l'ultima volta sul palco della Festa dell'Unità prima del Pd e smonta l'ultimo fenomeno del momento: il grillismo. "Vedo una carica di violenza inutile: se si distruggono i partiti, non vince Grillo, ma chi ha i soldi e gli strumenti di comunicazione", prevede il vicepremier per il quale la risposta all'anti-politica è nella riforma della politica.

Da mesi D'Alema ha lasciato la carica di presidente della Quercia. Ma resta nel cuore di militanti e volontari. Il tradizionale giro degli stand si trasforma in un abbraccio più all'uomo che al politico, in un momento in cui il caso delle intercettazioni sulla scalata di Unipol a Bnl è più che mai aperto. "Forza Massimo, tieni botta", applaudono cuochi e volontari.

Il ministro degli Esteri tace, parlerà poco dopo sul palco. Per smentire, per ben due volte, di essere "allarmato e personalmente preoccupato" per la decisione del Parlamento sull'uso delle intercettazioni. "Sono stato indagato tante volte e sempre assolto", è la premessa che nulla toglie alle perplessità sulle procedure seguite dal gip Clementina Forleo. "Non esiste più - afferma D'Alema - una Giunta per le autorizzazioni a procedere. Se i magistrati ritengono di dover procedere lo possono fare liberamente".

Anche se, aggiunge, le indagini scrupolose fatte fin qui non hanno fatto emergere nulla. Il vicepremier comunque si rimette alla decisione della Camera e ribadisce: "In qualsiasi momento i magistrati vogliono sentirmi io sono disponibile".

Ad allarmare D'Alema, e non da oggi, è la crisi della politica e delle istituzioni di cui "la manifestazione di Grillo è la spia e non certo l'indicazione di una risposta". E, ribaltando la lettura del presidente della Camera, Fausto Bertinotti, D'Alema afferma: il Vaffa-day "pone un problema, non riempie vuoti perché non dà risposte". Solo "ricostruendo dei partiti nuovi" e con le riforme si può, per il vicepremier, colmare la distanza con i cittadini e contenere la marea montante di anti-politica. Per questo la riforma elettorale va fatta e la Cdl, bacchetta D'Alema, rinunciando al dialogo, "fa una ripicca inspiegabile", che danneggia il Paese e non la sinistra.

Il registro della rassicurazione e una dose di insofferenza verso le polemiche quotidiane sono il filo rosso di tutta l'intervista. Le tasse saranno abbassate, e D'Alema partirebbe da quelle sul lavoro, "perché era scritto già nella scorsa finanziaria".

E così l'accordo sul welfare "é buono e quindi confido che i lavoratori italiani avranno il buonsenso" di capire che, bocciandolo, si perderebbero dei vantaggi. La strada del governo è tracciata, così come quella del Pd. A questo punto D'Alema tocca le corde dei post-comunisti: "Dice bene Veltroni, ma prima di lui lo disse un grande, Enrico Berlinguer: prima i programmi e poi le alleanze".

La platea esplode, l'intervistatrice Bianca Berlinguer ringrazia quasi commossa. Nel Pd non ci sono Pantheon, ma alla Festa dell'Unità i maestri restano.

Il palinsesto di oggi