Cultura

L'Ambasciatore Francesco Paolo Fulci (foto archivio ONU - 10.12.1999)

Multilateralismo e risultati concreti. Roma. L'ambasciatore Fulci presenta il suo libro

19-09-2007

ROMA. Multilateralismo e risultati concreti: non è uno slogan pubblicitario, ma il bilancio dell' attività portata avanti dalla diplomazia italiana all'Onu tra il 1993 e il 1999 sotto la guida di Francesco Paolo Fulci, sulla base del libro presentato a Roma in un incontro al quale è intervenuto, tra gli altri, il ministro degli esteri Massimo D'Alema.

La presentazione del volume è stata un'occasione non solo per parlare del passato, ma per riflettere sulle principali sfide diplomatiche - dalla pena di morte alla riforma del Consiglio di sicurezza Onu - che attendono il paese nei prossimi anni. Temi affrontati dall'ambasciatore Fulci e da D'Alema ma anche dal presidente della commissione esteri del Senato, Lamberto Dini, dall'ex ministro Antonio Martino, dall' ambasciatore Luigi Ferraris e dal giornalisti Franco Venturini, che ha moderato il dibattito.

Per D'Alema, il libro "L'Italia all'Onu" rappresenta non solo "un manuale del mestiere di diplomatico" ma soprattutto un modo per comprendere come nel suo lavoro Fulci abbia "interpretato una visione multilaterale che, insieme alla scelta europea, atlantica e al rapporto con gli Usa, è tra i capisaldi della politica estera".

D'Alema ha molto insistito su alcuni degli aspetti chiave della ‘ricetta Fulcì: per esempio "la capacità di costruire rapporti che fanno dell'Italia uno degli attori occidentali in grado di comprendere meglio i conflitti e drammi del mondo emergente". In altre parole - ha sottolineato D'Alema - "la costruzione di consensi, che è legata proprio alla capacità di ‘viverè l'istituzione Nazioni Unite".

Fulci ha da parte sua spiegato alcuni dei "segreti" del suo lavoro. Anzitutto, la ‘capacità di fare squadrà (non a caso il sottotitolo del libro), "andare sempre all'attacco, bandire parole come ‘sconfittè o ‘exit strategy'", ha sottolineato, rilevando come gli altri paesi "temessero quello che i francesi avevano denominato la ‘macchina elettorale italianà alle Nazioni Unite".

Dati alla mano, il diplomatico ha ricordato come "delle 28 competizioni Onu alle quali partecipammo in quegli anni, ne vincemmo 27...". Fulci ha indicato poi un altro elemento chiave: "bisogna coltivare tutti i paesi, anche gli stati-isola, visto che all' Onu il voto di un ‘grandè conta quanto quello di un "piccolo".

Un principio che sarà fondamentale nella battaglia che l'Italia si prepara a dare nei prossimi giorni a New York per ottenere la moratoria sulla pena di morte: "battaglia che non è scontata", ha rilevato D'Alema, in sintonia con Fulci, per il quale l'Europa è ben messa per la sfida all'Onu "anche se il diavolo può sempre metterci la coda". L'Italia non può scivolare in ‘serie b', ha concluso Fulci, che alla domanda sulla sua ferma linea di difesa di un ingresso unicamente di Berlino o Tokyo al Consiglio ha ricordato l'importanza dell'"orgoglio nazionale".

Sullo sfondo del dibattito c'é stata proprio la decisione alla quale ha lavorato per anni Fulci, e cioé la risoluzione presa dall'assemblea generale del 1998, che richiede la maggioranza qualificata dei 2/3 dei 185 membri della stessa assemblea per ogni decisione relativa all' allargamento del consiglio di sicurezza: una barriera - ricorda il libro di Fulci - che "ancora oggi rappresenta una delle difese più importanti per l'Italia, per poter operare senza improvvise forzature".

 

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