Dall'Italia

Caso Visco. Il pm chiede l'archiviazione: comportamento "illegittimo ma non illecito"

di Elisabetta Martorelli

20-09-2007

ROMA. "È stato un comportamento illegittimo ma non illecito".

Il pm Angelantonio Racanelli motiva in questi termini la richiesta di archiviazione per Vincenzo Visco, il viceministro dell'Economia finito sotto inchiesta per il caso della Guardia di Finanza. L'esponente Ds era indagato per l'ipotesi di reato di minacce e tentato abuso d'ufficio nell'ambito dell'indagine aperta sulle presunte pressioni esercitate sull'ex comandante generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale - poi rimosso dalla carica dal ministro Tommaso Padoa Schioppa - che sarebbero state finalizzate all'avvicendamento di alcuni ufficiali delle Fiamme Gialle di Milano nell'estate 2006.

Un caso che aveva sollevato polemiche politiche e che ora, sebbene ridimensionato sotto il profilo penale, resta comunque in piedi dal punto di vista politico.

L'avvocato Guido Calvi, difensore di Visco, ha parlato di "decisione saggia ed equilibrata e frutto del rigore professionale" dei magistrati della procura di Roma. Ugo Longo, legale di Speciale, ha osservato che "bisogna leggere le motivazioni, prima di allora nessun parere può essere fornito".

La richiesta di archi- viazione è stata firmata dal procuratore della Repubblica Giovanni Ferrara e dal sostituto Angelantonio Racanelli. Se le motivazioni del provvedimento, che deve essere ancora notificato alle parti, sono spiegate in una decina di pagine, in sintesi si dice che dietro i colloqui tra Visco e Speciale non sarebbe confi- gurabile nessuna attività penalmente rilevante.

Il testo contiene una forte censura per il comportamento assunto da Visco e finalizzato alla rimozione degli ufficiali della guardia di finanza di Milano, il che suona come un'apparente contraddizione con la richiesta di archiviazione. Eppure, a detta dei magistrati romani, la condotta di Visco nel caso Speciale sarebbe stata caratterizzata da illegittimità senza però assumere profili penali: dopo gli accertamenti, sarebbe venuto meno il cosiddetto "dolo di danno", nei confronti degli ufficiali delle Fiamme gialle, dolo di danno necessario per sostenere l'ipotesi di abuso d'ufficio.

Il vice ministro dell'Economia si era presentato spontaneamente il 28 giugno scorso ai magistrati per offrire la propria versione dei fatti. Nel corso dell'inchiesta erano stati sentiti come testimoni lo stesso Speciale e diversi ufficiali della Guardia di Finanza. La richiesta della Procura ora dovrà essere vagliata dal gip.

Dalla vicenda sono intanto scaturite altre due inchieste parallele. La prima indagine a carico del ministro Padoa Schioppa, querelato dallo stesso generale Speciale per diffamazione. La seconda di carattere amministrativo davanti al Tar del Lazio a cui Speciale si è rivolto per opporsi alla sua revoca e per chiedere un risarcimento di cinque milioni di euro. "Una posizione imbarazzante, anzi insostenibile, quella di Visco": così ha commentato il vicecoordi- natore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto.

 

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