Economia

"Traders" al lavoro al New York Stock Exchange

Bernanke: la crisi prosegue. Il presidente della Fed depone al Congresso

di Antonio Fatiguso

21-09-2007

WASHINGTON. Ben Bernanke, il numero uno della Federal Reserve, vede la crisi dei mutui subprime ancora in atto negli Usa e insolvenze in aumento, oltre a esprimere dubbi sulla crescita. Al contrario, il presidente George W. Bush si dice sempre ottimista con i fondamentali dell'economia "forti". I mutui ad alto rischio e gli effetti sul credito e sull'economia a stelle e strisce tornano al centro della scena, a due giorni dal maxi-intervento della Fed che ha tagliato i tassi d'interesse di 50 punti base, al 4,75%, per limitare i danni sui mercati "in fase di auto-correzione".

In un'audizione alla Commissione sui Servizi finanziari della Camera dei Rappresentanti, convocata per fare il punto sulla crisi, Bernanke spiega che le insolvenze sono "destinate a crescere" in un sistema finanziario che negli Stati Uniti è in "condizioni relativamente forti". Questo perché la maggiore rischiosità dei finanziamenti ad alto rischio, erogati in modo massiccio tra fine 2005 e nel 2006, mostrano grossi problemi e seguono il trend preoccupante di default che "matura dopo appena uno o due pagamenti in ritardo delle rate". In ogni caso, ribadisce, "le conseguenze della crisi dei mutui, in termini di perdite sui mercati finanziari mondiali, hanno superato anche le nostre previsioni più pessimistiche".

Il rischio da scongiurare è quello di veder aumentare l'avversione al rischio dei risparmiatori, specie nei confronti dei veicoli d'investimento più complessi e meno trasparenti, mentre assicura che, se da un lato le perdite subprime fanno salire "i dubbi sulla crescita" dell'economia Usa, dall'altro la Fed è pronta a prevenire "nuovi problemi" che potrebbero essere generati dal comparto dei mutui, ora "in una fase di rapida correzione".

All'audizione partecipa anche Henry Paulson, il segretario al Tesoro Usa, secondo ci sono "settori del mercato che lavorano e presentano ancora segnali di stress", nonostante la Fed abbia dato "una grossa mano" a stabilizzare i mercati con il taglio dei Fed Funds. Tuttavia, l'ex numero uno di Goldman Sachs, non vede un grosso impatto sull'economia per la crisi del credito partita dai mutui subprime.  Paulson afferma che l'economia ha ancora "fondamentali solidi" e che si dice pronto a discutere la proposta presentata dai democratici, ma che ha visto l'Amministrazione Bush contraria, l'innalzamento del limite delle dimensioni dei mutui che Fannie Mae e Freddie Mac (le due government-sponsored enterprises o Gse) possono comprare.

Un rialzo oltre la soglia attuale di 417.000 dollari trova contrario Bernanke perché si potrebbe "indebolire il corretto funzionamento del mercato", anche se il proposito è quello della sua stabilizzazione. "C'é la percezione - osserva - che le due agenzie di mutui, malgrado non corrisponda alla realtà, siano sostenute dal governo. L'innalzamento della soglia allargherebbe quindi la percezione della garanzia implicita a un'altra parte del mercato dei mutui, riducendo ancora di più la disciplina".

Se il presidente della Fed assicura la massima vigilanza e interventi in case di necessità, Bush scende in campo ancora e spiega che "i fondamentali dell'economia sono forti, l'occupazione è stabile e forte, i profitti delle imprese sono forti e le esportazioni tirano... Sono ottimista". Il presidente riconosce che c'é una crisi legata al settore immobiliare e al credito: "Sarei pessimista - dice - se il Congresso decidesse di alzare le tasse, visto che è quello che hanno detto di voler fare". L'inflazione "é in calo in tempi di grande turbolenza e noi lavoriamo per risolvere la crisi dei mutui, perché si arrivi ad esempio a rinegoziare i prestiti senza pagare pesanti penali".

Intanto, con Wall Street in territorio negativo, il dollaro va ancora giù ai minimi storici contro l'euro e il petrolio tocca i nuovi record di sempre, chiudendo al Nymex gli scambi al record di 83,84 dollari.

 

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