Economia

Cambi. Supereuro a un passo da 1,41 dollari

21-09-2007

ROMA. La corsa al rialzo di Supereuro sembra non volersi arrestare, al punto che la divisa unica europea ieri si é fermata ad un passo da 1,41 dollari, arrivando a 1,4099 dopo aver inanellato nel corso della giornata record su record. Il biglietto verde da parte sua ha perso colpi nei confronti di tutte le maggiori valute, tanto che il dollaro canadese ha riguadagnato - dopo 31 lunghi anni - la parità con la moneta statunitense.

L'andamento dei rapporti di cambio riflette essenzialmente il differenziale fra i tassi d' interesse statunitensi e quelli degli altri Paesi, sensibilmente abbassatosi (Regno Unito a parte, che continua ad avere il costo del denaro più elevato nell'ambito del G7) dopo la recente decisione della Federal Reserve di tagliare l'overnight di 50 punti base, al 4,75%. Il mercato adesso si interroga in merito alla possibilità che questa riduzione possa essere seguita a breve-medio termine da altre, in uno scenario caratterizzato da un rallentamento superiore alle attese dell'economia d'oltreOceano.

I dati congiunturali provenienti ieri dagli Stati Uniti e lo stesso intervento del presidente della Federal reserve, Ben Bernanke, davanti alla Camera, in effetti al riguardo non hanno apportato indicazioni nuove. Il superindice economico di agosto è arretrato infatti più delle attese, -0,6%, ma al tempo stesso l'indice Fed di Philadelphia a settembre è salito a 10,9, ovvero meglio delle previsioni precedentemente fatte dagli addetti ai lavori. Bernanke si è limitato inoltre a confermare che la crisi derivante dal dissesto del segmento creditizio subprime avrà inevitabilmente un impatto sulla congiuntura.

In questa situazione, quindi, l'euro continua a salire perché la Bce è l'unica fra le maggiori banche centrali ad avere lasciato la porta aperta ad un possibile rialzo del costo del denaro, già previsto a settembre e successivamente "congelato" in attesa di saperne di più sull'effettivo andamento della congiuntura mondiale.

Da parte sua la Banca centrale giapponese - che del resto ha già il costo del denaro al livello più basso nel G7 - ha fatto capire che di rialzi non è il caso più di parlare. La Banca centrale britannica, che ha un tasso di riferimento al 5,75%, si trova invece su livelli già sufficientemente alti, al punto da cominciare semmai a parlare di possibili ribassi. Restano appunto le incognite legate alle mosse della Bce, sempre preoccupata per la dinamica dei prezzi al consumo.

Alla luce peraltro della corsa di Supereuro, un eventuale rialzo del tasso-base al 4,25% proietterebbe la divisa unica europea verso quota 1,5 dollari. Un livello probabilmente inaccettabile per le imprese esportatrici, che riproporrebbe con maggiore forza le polemiche recenti fra esponenti politici (in primo luogo il presidente francese Nicholas Sarkozy) ed i banchieri centrali.

L'attuale livello del cambio di fatto sembra quindi legare ancora di più le mani alla Bce, in aggiunta alle conseguenze imprevedibili collegate alla crisi del credito ad alto rischio. Quanto alla Federal Reserve, probabilmente è azzardato almeno nel breve periodo ipotizzare nuovi tagli, in quanto il dollaro debole è destinato a pesare sull' inflazione, per via dei rincari sui prezzi dei beni e servizi importati.

 

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