Economia

Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa

Finanziaria da 10 miliardi. Padoa-Schioppa invoca rigore.

di Chiara Scalise

21-09-2007

ROMA. Fare uno sforzo in più sui risparmi. Lo chiede a gran voce il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, ma anche Romano Prodi. Ventiquattro miliardi di richieste sono troppi, così i paletti della finanza italiana sarebbero destinati a saltare. Anche perché le coperture trovate dai ministri ammontano a poco più di 5 miliardi, di cui però solo 600 milioni sono valide.

L'invito nel corso del Consiglio dei ministri è stato ancora una volta al rigore.

Certo, il premier oltre a guardare la tabella delle entrate e delle uscite deve avere cura dell'indirizzo politico e dunque il suo monito è per uno sforzo ulteriore a sforbiciare il bilancio dei ministeri, ma nella consapevolezza di dovere procedere con con giudizio e senso responsabilità. Si confermano, a una settimana dal varo definitivo del governo, le cifre di massima della finanziaria 2008. Il disegno di legge, e dunque la manovra vera e propria, dovrebbe aggirarsi intorno ai dieci miliardi. A questi però bisogna aggiungerne circa altri sette del decreto legge.

Calcolatrice a parte, la manovra - è la consapevolezza anche del Professore - può essere il trampolino per rilanciare la collegialità e la coesione della maggioranza per superare le fibrillazioni di questi giorni che rischiano di far passare in secondo piano l'azione del governo. Parola d'ordine per Prodi è quindi tenere insieme le esigenze, calibrare le richieste della sinistra dell'unione, a partire da quelle sul welfare, con la necessità di rilanciare l'economia.

Fatto sta che ieri, davanti alla strigliata del ministro dell'Economia in Consiglio dei ministri, i colleghi di governo non hanno rilanciato troppo. Anzi, lo avrebbero ascoltato. Certo, evidenziando come le cifre attuali potrebbero portare a non rispettare interamente il Dpef. Anche il premier è consapevole di alcune rigidità, soprattutto sul fronte della spesa, di Padoa-Schioppa. Per Prodi non bisogna dimenticare gli effetti anche secondari che possono derivare da sforbiciate troppo secche a settori chiave collegati allo sviluppo. Un esempio su tutti è rappresentato dal settore della Difesa, avrebbero messo in evidenza alcuni ministri, nel corso della riunione: i tagli in questo comparto infatti hanno una ricaduta anche sul settore industriale e se industrie come Finmeccanica riducono gli investimenti in ricerca poi diventano meno competitive sul settore internazionale.

Scendendo dalle linee guida alle misure concrete, il penultimo Consiglio sulla finanziaria ha fatto chiarezza sul capitolo degli strumenti da mettere in campo: un decreto legislativo, con al massimo 100 articoli, due disegni di legge collegati (uno sul welfare e uno con le proposte dei vari ministeri) e un decreto legge.

Per quanto riguarda il contenuto, sembra confermato il taglio Ici in un decreto, anche se si è ancora al lavoro per metterne a punto la realizzazione. Una cosa è certa, non deve essere la scusa per per i comuni, in particolare per quelli grandi, di aumentare le tasse e dunque la riduzione dovrà essere accompagnata da entrate compensative, come l'aumento delle concessioni di suolo pubblico o dei costi per allestire le mostre.

Sempre guardando agli enti locali, l'altra indicazione del governo è che tutti dovrebbero puntare al taglio delle consulenze inutili, salvo decidere diversamente ma rispondendone a quel punto direttamente ai cittadini, senza gravare sul bilancio dello Stato. Così come è allo studio la possibilità ottenere risparmi dalla stabilizzazione dei lavoratori interinali, molto utilizzati a livello locale.

 

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