Cultura

Marcel Marceau

Addio a Marceau. Il mago del silenzio

24-09-2007

PARIGI. Il famoso mimo francese Marcel Marceau è morto. Lo ha annunciato la radio France Info precisando di essere stata avvertita dalla famiglia. Aveva 84 anni. "Dar vita alla musica del silenzio per liberare il sogno e volare", era questo per Marcel Marceau il segreto di Bip, il suo celeberrimo personaggio che, dalla sua creazione nel 1947, ha conquistato, commosso e fatto sorridere le platee di tutto il mondo. E ora che il silenzio è calato davvero su di lui, il testimone passa ad altri artisti, grazie proprio a Marceau che ha reso popolare l'arte del mimo e ne ha fatto un genere di teatro di successo e non solo per appassionati e iniziati come era negli anni '40, ai tempi del suo amato maestro Etienne Decroux.

Magro, spesso con un cappello con un tremulo fiore sopra, Bip aveva il volto bianco di gesso, segnato sugli occhi da due neri accenti circonflessi in continuo movimento e la bocca lacerata da una riga rossa, in bilico tra tragico e comico.

Al mimo astratto, alla scenetta fine a se stessa, Marceua sostitui' un vero personaggio che ha una pur minima storia da raccontare, attraverso una sorta di imitazione illusionistica del reale e gesti capaci di materializzare invisibili oggetti, puntando sulla mutevolezza del viso e i movimenti delle mani che, con lui, tornavano ad essere il fulcro espressivo di quest'arte e della sua capacità di comunicare emozioni. Ma tutto il corpo era sempre impegnato, in quell'allungarsi e rattrappirsi incredibile, mutevole in ogni sua parte e flessuoso, che ora procedeva lento, ora a piccoli passi veloci col sorriso sulle labbra o la lacrima sul ciglio dell'occhio. "C'e nell'arte del mimo quell'identificazione dell'essere con gli elementi che egli ricrea attorno a sé", scriveva fin dal 1957, preferendo, al mimo oggettivo con i suoi movimenti meccanici puri, quello soggettivo, che ispira la sua azione "ai caratteri e alle passioni umane in rapporto con tutti gli elementi" e vive quindi una storia. Non a caso è celeberrimo tra i suoi tanti spettacoli "il dramma sociale", come lo definiva lui stesso, Le manteu del 1951, ritenuto da sempre il momento culminate della sua arte e ispirato all'omonimo racconto di Gogol e al suo protagonista Akakij Akakievich, piccolo impiegato sognatore, oppresso da una continua angoscia.

Il primo di una serie di mimodrammi, da Paris qui rit, Paris qui pleure a Don Juan, che fu un insuccesso e dopo il quale, a metà anni '60, Marceau torna agli one-man show e crea una quarantina di pantomime su Bip (che confesso' essere nato dalle suggestioni dell'interpretazione di Barrault del Baptiste del film Les enfants du paradis di Carné).

Poeta del silenzio, sottolineava come però non potesse immaginare la sua arte senza l'accompagnamento della musica. Marceau trovava la propria forza nel ricollegarsi alla grande tradizione. Il suo personaggio è figlio di Pierrot, il quale a sua volta è figlio di Arlecchino, mentre a venire verso oggi ci sono gli artisti del cinema muto e l'amato Charlot."Ma, al di là della componente comico-tragica - ricordava - certi personaggi della pantomima sono impastati di melodramma, figli di Victor Hugo e dell' opera italiana". Il nostro paese lo amava molto; vi era stato decine di volte e vi aveva tenuto anche vari corsi, tra cui quelli di una sua scuola estiva legata al cantiere di Montepulciano a metà anni '80.

Insignito di varie lauree honoris causa, premi e riconoscimenti in tutto il mondo, Marceau ha scritto libri e ha lavorato anche spesso nel cinema, da Paganini di Klaus Kinski a Shanks di William Castle in cui interpretava 17 ruoli a Barbarella di Roger Vadim, passando per L'ultima follia (Silent Movie) di Mel Brooks in cui paradossalmente recitò l'unica battuta parlata del film. "Il mimo entra in colloquio col cuore di chi lo osserva, senza il soffio della voce, solo con la poesia del corpo", amava dire, prendendosela con lo spettacolo dei nostri giorni, "che è sempre più rumore e eccesso di immagini. Il cinema e la tv ormai ci fanno vedere tutto, mentre io ho passato una vita a mostrare l'invisibile, nel silenzio, che è forza, mentre troppe parole rivelano debolezza". 

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