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La Roma fa i conti senza Iaquinta

24-09-2007

ROMA. La Roma gioca, diverte e spreca, la Juventus non crolla mai e la punisce all'88' con un gol beffardo di Iaquinta. Non ci sono più triadi, centimetri o veleni vari a dar verve alla scena, perché la polemica finale sull'arbitro Morganti (‘controfallo' fischiato a Cicinho sul gol del 2-2) è davvero tenue; eppure Roma-Juve mantiene intatto il suo appeal.

E lo trasferisce tutto in 90' di bel calcio e colpi di teatro, per un 2-2 finale pieno di messaggi. Dal primo scontro tra le grandi di questa serie A esce un pari show, col quale sia Ranieri sia Spalletti dovranno fare i conti. C'è la Juve che a sorpresa supera il gap tecnico col cuore e la voglia di una provinciale di lusso - Dna bianconero - e però sbaglia un rigore con Del Piero, roba rara ai bei tempi dell'invincibilità. Il pari le consente comunque di far festa, perché poteva finire con danni assai più rilevanti.

E c'è una Roma che conferma se stessa, a tratti irresistibile ma capace di gettare al vento occasioni. Quella più nitida di ieri non è capitata sui piedi di Perrotta, quando il 2-1 siglato fino ad allora da Totti poteva subire la svolta conclusiva, ma a tutta la squadra: una vittoria contro i rivali storici significava minifuga in testa alla classifica, visto il pari dell'Inter. Invece tutto resta come prima, con in più due gol subiti con altrettante bambole difensive e l'incapacità di capire quando la partita andava chiusa. È questo il bilancio finale, più che i due punti gettati ingenuamente all'88', quando Cicinho si è fatto invertire un fallo laterale e, sulla battuta di Nocerino, Iaquinta ha rovesciato di testa.

La Juve fa festa con i suoi 3.000 tifosi al seguito, la Roma blandamente protesta per la decisione arbitrale e rilegge i suoi rimpianti. Ma tant'è, questa è la macchina da calcio costruita da Spalletti, prendere o lasciare. A giudicare dai 90' di divertimento, per ora l'Olimpico prende. Riecco Roma-Juve, urla lo speaker dall'altoparlante, e la sorpresa la riserva Ranieri.

Juve stravolta, dentro Iaquinta e Trezeguet insieme per un inedito 4-3-1-2: la Juve se la gioca, come ha annunciato il tecnico trasteverino. Fa nulla che Del Piero rivendichi per l'azzurro un ruolo di seconda punta, stavolta gli tocca fare anche qui un po' il centrocampista un po' il trequartista, e con esiti infelici. La Juve ci mette qualche minuto a capire il nuovo assetto, la Roma è frastornata dal movimento di Iaquinta e dal pressing bianconero. Ma non si scompone, gioca il suo calcio di passaggi fitti e lanci improvvisi. Subito al 1' un bell'assist di Taddei per Perrotta in area, Nocerino prova ad alleggerire la pressione con un tiro ma quando al 10' Cassetti lanciato a destra costringe Buffon a distendersi per evitare il gol pare il segnale giallorosso. E invece la Juve che non molla mai comincia a rosicchiare centrocampo e gioco, Aquilani entra in ritardo in partita, Tonetto si lascia ubriacare a sinistra da Iaquinta, Juan è in affanno in difesa, per non parlare di un Mexes mai visto.

Risultato, la combinazione Del Piero-Iaquinta al 16' porta Trezeguet al colpo di testa vincente: è il vantaggio Juve, gol numero 100 per il francese, primo ufficiale subito dalla Roma in stagione. La squadra di Ranieri ne guadagna in scioltezza, una punizione di poco alta di Del Piero (22') mette i brividi all'Olimpico. Poi l'uscita di Cassetti può esser deleteria, e invece è Totti a scuotere i padroni di casa. Fino a quel momento, il capitano giallorosso aveva dispensato palloni per gli inserimenti dei centrocampisti e gestito la circolazione della palla. Ma al 29' è un suo tocco a seguire con tanto di potenza fisica sul fuscello Criscito a liberarlo solo in area per il pari, di destro. È la prodezza personale che libera la Roma dalle pastoie di una partita troppo stretta.

Ora la danza giallorossa è cadenzata, lenta o frenetica se serve. Un vero e proprio balletto, Aquilani-Cicinho-Mancini-Aquilani, porta al sinistro di Totti che vale il 2-1. Nel mezzo, un fuorigioco dubbio su Mexes pescato dal capitano, un contropiede quattro contro quattro che i bianconeri non sfruttano. Doni si supera sulla battuta di Del Piero a rete (38'), Juan sfiora l'autogol allo scadere, ma nel complesso la Roma è padrona del campo. Sottavaluta, forse, l'abitudine al risultato dell'avversario. Quando poi il secondo tempo offre a Del Piero la palla del pari dal dischetto, ma il 10 la spreca alta, la Roma decide che grazie agli spazi aperti può provare a chiudere.

Più del maggior carico di chili Juve, acquisiti in difesa con Legrottaglie per Criscito, incide sulla Roma la sua leggerezza sotto porta. Fa la partita, la giostra di Spalletti, ma prima Perrotta chiude alto una combinazione con Taddei (7'), ed è come un altro rigore sbagliato; poi vede fermare da Buffon la punizione di Totti e la ribattuta di Mancini (9').

Doni esce benissimo su Iaquinta, secondo campanello d'allarme, perché ora i giallorossi cercano i tagli del neo entrato Giuly o di Perrotta, spesso in fuorigioco. Ranieri riassesta un 4-4-2 con Palladino per Del Piero, Chiellini di testa avverte la Roma (30'), che da quell'orecchio non ci sente. E allora spazio al 2-2 di Iaquinta, con la difesa romanista ferma e Doni meno colpevole di tutti. È festa bianconera, perché la Roma è davvero viva ma questa Juve non muore mai.

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