Cultura

Zucchero

Zucchero si racconta ad America Oggi

di Riccardo Chioni

25-09-2007

NEW YORK. Incassato lo strepitoso successo della tre giorni di concerti all'Arena di Verona e prima di prendere il volo per New York, Zucchero si racconta ad America Oggi.

 Parla del prossimo appuntamento alla Carnegie Hall, dell'ultimo album in uscita anche negli Usa, del vuoto che ha provato per la scomparsa di Pavarotti, alla sua contaminazione da musica nera e dell'orgoglio di partecipare alla parata di Columbus.

C'è una ciclica coincidenza nell'uscita degli tuoi ultimi tre album: ognuno a distanza di tre anni uno dall'altro. È pura casualità?

 "Non sono abituato a fare un album ogni anno. E a volte passano due, tre anni. Dipende anche da quanto tempo trascorro nei tour. E l'ultimo è uscito dopo tre anni proprio perché abbiamo fatto una lunga tournée che mi ha portato in giro per quasi un anno. Di conseguenza non ho potuto lavorare all'album".

L'ultima novità di Zucchero si intitola "Fly", disponibile negli Usa in concomitanza col suo concerto di venerdì alla Carnagie Hall. Il penultimo, "Zu & Co." è una collezione ricca di duetti: un'idea che Adelmo Fornaciari accarezzava da lungo tempo. "Zu & Co." è una raccolta di 18 canzoni con vari artisti internazionali con i quali Zucchero ha partercipato o contribuito. Due gli inediti: "Dune mosse" con la tromba magica di Miles Davis, un brano registrato quindici anni fa e "Like the Sun" in italiano con la voce di Macy Gray e le note della chitarra di Jeff Beck. Un assieme di brani che ha riscosso notevole successo, così come il più recente "Fly" e lo testimoniano le trentamila presenze che per tre sere hanno gremito l'Arena di Verona nei giorni scorsi. 

Zucchero rivela l'aneddoto di come avvenne il suo curioso incontro a New York con Miles Davis. "Lui era in tournée in Italia ed io ero fuori, in vacanza. Dopo un suo concerto stava rientrando in auto e alla radio davano "Dune mosse", chiese informazioni su di me, gli raccontarono che stavo avendo successo in Italia. Mi disse poi di essere stato affascinato dalla combinazione di blues e musica mediterranea. Probabilmente Mail Davis in quel tempo stava sperimentando, tanto che fece un album intitolato "Fiesta" ispirato dalla musica mediterranea. Così, volle suonare su questo brano e io dovetti interrompere la vacanza e volare a New York per regisatrare il duetto alla Knitting Factory".

C'è quindi un legame affettivo-canoro con la Grande Mela?

"Io amo New York dove sono stato tante volte. È la città che musicalmente è sempre molto calda, piena di sorprese e di talenti. Bastava affacciarsi da casa Pavarotti su Central Park per ascoltare. È una città che amo in modo particolare".

Tu hai lavorato con Luciano Pavarotti, quale è il tuo ricordo del maestro scomparso recentemente?

"Io e Luciano avevamo una relazione speciale, un'amicizia che durava da oltre quindici anni. Assieme abbiamo fatto per la prima volta un duetto. Lui non aveva mai cantato con un artista rock ed ero riuscito a fargli cantare una canzone scritta da me, "Miserere" che ha avuto un grande successo ovunque. E questa collaborazione ha dato vita all'idea di fare ogni anno un evento a Modena per charities e per i bambini della guerra. Io avevo il compito di invitare gli amici del rock e pop e Luciano quelli della musica classica. Di questo evento abbiamo fatto dodici edizioni ed è cresciuto sempre più. Alla fine, siamo riusciti ad aprire scuole di musica per bambini a Mosca e in Guatemala. È stato un legame che ci ha impegnati e per quanto mi riguarda, la sua scomparsa lascia un grande vuoto. Era una persona straordinaria, a parte l'artista, sempre positivo e sempre aperto a nuove inziative ed esperimenti. Non era un purista snob, anche lui era disponibile alle contaminazioni".

Torniamo a New York. Come altre star della musica italiana che ti hanno preceduto, l'8 ottobre ti esibirai in diretta tivù in America su Nbc e nel mondo su Rai International dal tappetto rosso di fronte alla tribuna d'onore della Columbus Day Parade, una performance per te un po'fuori dal comune.

"È un onore essere stato invitato a partecipare e cantare sul tappetto rosso della Columbus Day Parade. So che da voi è una ricorrenza molto sentita e sono consapevole dell'importanza dell'evento".

Per Zucchero, avvezzo alla Big Apple, quella di venerdì sarà la seconda volta sul palcoscenico del celebrato tempio newyorkese della musica dove s'era esibito assieme a Sting e Elton John. "È un teatro importantissimo, molto prestigioso dove ho partecipato assieme a molti altri artisti al concerto di beneficenza per la Rain Forest Foundation e adesso ritorno con la mia band, faccio il mio show. È un appuntamento per me molto importante".

Puoi anticipare quale sarà la scaletta del concerto a New York?

"Dalle canzoni più famose del mio repertoprio a quelle degli ultimi album. È uno show che durerà più di due ore con musicisti straordinari, una band molto affiata". È entusiasta dei risultati ottenuti a Verona con tre concerti "tutto esaurito" e spiega. "È stato magico, l'atmosfera, il luogo e un pubblico eccezionale".

Il genere che ha portato Zucchero al successo è molto personale e originale, frutto della contaminazione di musica nera e melodia mediterranea: una miscela che lo ha proiettato anche all'estero.

"La mia musica negli anni ha preso forma, ma soprattutto all'inizio ero influenzato dalla musica nera, anche se non mi spiego il motivo perché sono italianissimo. Mi sono espresso con la musica nera forse perché la trovavo più affine alla mia anima, al modo di cantare. Però con gli anni, essendo italiano, ho messo assieme la melodia mediterranea con queste radici di ritmi neri, con la sensualità che ha questa musica e adesso è venuto fuori un qualcosa che non è neanche tanto ben definibile, anche perché le etichette lasciano il tempo che trovano. Diciamo che è una musica che attinge dal bues, dal soul, dal rithm and blues, ma anche dalla musica mediterranea". È uno stile chiamato Zucchero e, concorda, non meglio definito.

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