I consigli di Laura

Non è giusto avere sensi di colpa quando si ha una sorella handicappata

26-09-2007

Cara Laura,

ti scrivo perchè ho letto sulla tua rubrica la commovente situazione di quel padre il cui figlio è down. Penso che quest'uomo abbia davvero fatto di questa esperienza di vita una missione. Vivo una storia simile perchè mia sorella è portatrice di handicap.

Ho quarantacinque anni e vivo ancora in famiglia, gli altri mi definiscono un uomo libero per il fatto di vivere ancora in casa, ma la ragione è un'altra. Preferisco essere vicino alla mia famiglia in caso avessero bisogno di qualcosa ed è sicuramente più facile gestire il senso di colpa se si resta in famiglia. Noi fratelli di handicappati non siamo mai contenti di quello che facciamo, lavoriamo molto di più dei nostri pari, ci sentiamo preoccupati per le nostre famiglie, cercando di essere emozionalmente sempre presenti per loro, e credimi, quando mi allontano per lavoro o vacanza sono assalito dai sensi di colpa. Come se volessi alleviare il dolore dei miei genitori e distrarli dalle loro vite difficili. Ho letto alcuni libri riguardo l'argomento e un capitolo riguardava appunto il perchè in questi casi si tendesse a rimanere in casa.. Ebbene il libro chiariva che si cerca di rimanere in casa perchè in fondo si cerca il proprio spazio e si cerca di catturare quell'attenzione che i genitori rivolgono a questi figli "speciali".

Paolo

 

Caro Paolo,

non credo tu stia reagendo nel modo giusto. Anche se apprezzo l'attenzione che tu hai verso la tua famiglia e la premura che hai nel cercare di alleviare il dolore dei tuoi genitori rendendoti utile, ma penso che sia ora di pensare alla tua vita. Si può essere vicini a loro anche se decidessi di andare a vivere da solo, e avere la tua indipendenza forse ti consentirà di dare ancora di più.

 

 

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