L'Articolo

La Roma va in frantumi

30-09-2007

ROMA. La Roma torna di colpo Cenerentola, e l'Inter vera riprende la sua corsa scudetto. Il sogno per la bella squadra di Spalletti, quella osannata da tutti, ultimo in ordine di tempo Michel Platini, è durato cinque partite, perché nello scontro diretto con l'Inter finisce travolta, umiliata: 4-1 per la banda di Mancini, che arrivata all'Olimpico per dimostrare quel valore da tanti messo in discussione, ha inflitto la prima stangata al ‘nemico' Spalletti.

Così la sfida cominciata fuori dal campo, e che non aveva escluso qualche colpo basso (prima la storia dei fazzoletti con l'accusa al tecnico della Roma di lamentarsi troppo, poi ricucita da Mancini che ala vigilia aveva paragonato la Roma al Barcellona) consacra i campioni d'Italia e ridimensiona l'ex capolista. L'Inter vola infatti in testa, da sola al comando, anche se non ritrova il gioco stellare, ma i punti e la concretezza sì.

Una mano grande però stavolta gliela dà la Roma, che si inguaia da sola: la chiave di volta di una partita che per mezz'ora sembrava scorrere senza colpi al cuore la imprime un'ingenuità di Giuly. Al 29' il francese si fa espellere per un mani tra i pali: l'attaccante brevilineo si trasforma in portiere e l'impresa gli riesce.

Peccato però che la Roma, per il suo gesto inconsulto, resta in 10 e si becca pure il gol dal dischetto di Ibrahimovic, che fino ad allora non era stato poi così pericoloso. Un'azione nata male e finita peggio: perché è da un calcio d'angolo tirato malissimo da Totti che la Roma va alla deriva. Pizarro (pessima la sua gara, tutta al rallenty e piena di imprecisioni grossolane) non intercetta il cross corto del capitano, si infila bene Maxwell che avanza e filtra per Cesar: è bravo Doni a respingere, ma la palla finisce sulla testa di Ibra che avrebbe messo dentro, se il piccolo Giuly non avesse tirato distinto le mani in aria.

Un gesto senza senso, dopo solo mezz'ora di gioco: lui quasi non si accorge dell'ingenuità. Mexes sì, tira un calcio in aria, e Doni, disperato a terra. La Roma resta in dieci, va sullo 0-1 e da quel momento in poi la partita è tutta un'altra storia. Fatta di rimpianti, per non aver messo dentro la palla nelle due buone occasioni in avvio (Totti su punizione, respinta del portiere nerazzurro, e occasionissima poi sui piedi di Mancini) e di tentativi vani per cercare di raddrizzare una gara ormai segnata.

E pensare che Mancini a Roma era venuto a professare prudenza: in campo con un centrocampo affollato e davanti, unica punta, il colosso svedese. Pensava di dovere arginare la fantasia romanista, e si è ritrovato quasi a non infierire: ma è facile dilagare contro una squadra stordita, una Roma che però ha anche provato a reagire. In avvio di ripresa, con il gol con cui Perrotta regala il momentaneo pareggio: un'illusione che dura poco, perché in 10 minuti la Roma subisce un break di 3-0 che la mette ko. Crespo e Cruz (entrati al 5' rispettivamente per Dacourt, un colosso, e Ibra, entrambi usciti per infortunio.

Lo svedese è stato fermato malamente da Juan e ha riportato un taglio al piede che potrebbe fargli saltare la gara di Champions con il Psv) non si fanno attendere. Gli argentini si confermano le bestie nere dei giallorossi, Cruz un vero incubo perché mette a segno la sua settima rete contro la Roma. C'è spazio anche per il quarto gol, con Cordoba che sfrutta uno scambio tra Figo e Cesar. La Roma è costretta a incassare: una giornata no, anche per il capitano, autore dello svarione che ha portato all'espulsione e al rigore.

Alla fine non è nemmeno il confronto diretto con Ibra a decretarlo sconfitto: Totti è rimasto ingabbiato in una partita storta (merito anche di Samuel, tornato il muro dei tempi andati quando però giocava in maglia giallorossa), e senza spazio per fare la differenza. La battuta d'arresto ha tolto il sorriso pure a Spalletti, rimasto sprofondato nella panchina per cercare di non vedere la disfatta giallorossa. E poco ha fatto lui, anche nei cambi, per ridare speranza alla gara.

Può solo registrare una cosa: che la sua Roma, la reginetta del campionato, quella dalla difesa coriacea, ha preso otto gol in tre partite. E martedì c'è il Manchester, e il conto in sospeso del 7-1 della passata Champions. E nemmeno un secondo per poter pensare a come riavvolgere il nastro di una partita maledetta.

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