Economia

Montezemolo: "Sì al modello Tedesco". Governo forte e una nuova legge elettorale

di Francesca Chiri

07-10-2007

Anche Confindustria si unisce al coro di quanti reclamano una nuova legge per il voto e il presidente degli imprenditori, e chiede di farlo in fretta "ma senza improvvisazioni", evitando cioe "una nuova legge elettorale all'amatriciana"

CAPRI. Cambiare la legge elettorale, per dare al Paese un governo forte ed efficiente, capace di esprimere "una politica alta". Anche Confindustria si unisce al coro di quanti reclamano una nuova legge per il voto e il presidente degli imprenditori, Luca Cordero di Montezemolo, chiede di farlo in fretta "ma senza improvvisazioni", evitando cioe "una nuova legge elettorale all'amatriciana".

"Qualunque sia il colore del governo, chiunque sia il pilota, con questa macchina l'Italia il mondiale non lo vince" ha detto Montezemolo intervenendo a Capri al meeting dei giovani imprenditori, dove ha aperto ad una riforma elettorale ispirata al modello tedesco. "Ho sempre sostenuto la bontà del sistema francese, maggioritario e a doppio turno.

Ma - ha precisato - se non c'é consenso su questo modello guardiamo ad altri che funzionano. Il sistema tedesco da molti anni assicura stabilità e governabilità e comporterebbe una drastica riduzione del numero dei partiti", ha detto il presidente di Confindustria ricordando che in Germania dal dopoguerra si sono succeduti solo otto cancellieri contro i 60 governi della nostra vita repubblicana.

Il leader degli industriali ha chiesto agli imprenditori di "fare più attenzione ai facili entusiasmi. Ho sentito applausi - ha chiosato - quando è stato detto qui di votare subito: ma bisogna prima fare una legge che consenta agli elettori di scegliere gli eletti, di diminuire il numero dei partiti, di garantire la governabilità senza piegare le maggioranze ai ricatti delle ali estreme".

Anche a Capri, infatti, il tema della riforma elettorale ha tenuto banco, assieme al dibattito sulle riforme, sull'antipolitica contro "il qualunquismo distruttivo". Anche il decano degli industriali, Carlo De Benedetti, si è scagliato contro l'attuale legge elettorale, l'ha definita una "porcata" ma, nonostante questo, ha notato "non riusciamo a cambiarla".

"Sono cose su cui siamo tutti d'accordo in teoria ma poi, insieme, non troviamo la forza e forse il coraggio per farlo. E' un lavoro enorme, tutto da fare: mettiamoci ciascuno un pezzetto del proprio lavoro e talento", ha detto l'industriale che auspica un sistema in cui andrebbe "rafforzata la premiership, cancellato il bicameralismo perfetto e resa più chiara la distinzione di potere tra Stato regioni ed enti locali".

"La riforma della legge elettorale è un banco di prova: vediamo se si manifesterà quella minima convergenza politica necessaria a cambiarla. Se non fosse così la politica avrà dato una clamorosa dimostrazione di impotenza", ha incalzato Montezemolo. Ma proprio dalla politica, a Capri, risposte non arrivano.

"L'opposizione dica qualche sì", ha detto il ministro delle Politiche giovanili, Giovanna Melandri rilanciando l'appello di D'Alema, convinta anche lei che "un'intesa è fondamentale per chiudere questa lunga pagina di transizione del nostro Paese".

"Noi abbiamo sempre detto che siamo disponibili a discutere di legge elettorale: ma come facciamo a discutere con un governo che non proposte su nulla", le ha risposto il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, che ha però aggiunto: "se il governo è in grado di proporci nei prossimi giorni una proposta siamo pronti a discutere".

Poi c'é il tema dell'antipolitica. Il direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, chiede di fare subito le riforme, di ridurre il numero dei ministri: "E se non vi muovete vi conviene, secondo me, portarci alle urne al più presto", ha aggiunto secco e non mancando di ricordare "come voi sapete, che per questo governo ha speso nel suo piccolo una parola decisiva".

Da Montezemolo, che pure chiede la riduzione del numero dei parlamentari, non si alza invece alcun tono irritato, anzi in più passaggi del suo intervento lancia messaggi propositivi, vuole rispondere "a quella sorta di sfiducia collettiva che sembra essere ormai diventata senso comune". Condanna l'antico vizio del "benaltrismo", quel "cinismo e rassegnazione fonte dell'impotenza civile" e condanna quella "gogna mediatica alla quale vengono sottoposti i rappresentanti delle istituzioni" soprattutto quando questa viene da "trasmissioni Tv indegne per chi paga il canone".Alla politica chiede però di "volare alto" , con qualche "talk show in meno e più lavoro in Parlamento".

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