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Gianluigi Buffon

"Quanto stress in Italia". Confessione di Buffon, l'estremo difensore della Juve

11-10-2007

FIRENZE. Professione portiere. Un vero e proprio stress. Anche se ti chiami Gianluigi Buffon e il marchio di numero 1 lo porti addosso per meriti, maglia e destino. Eppure pensi sempre "sono più scarso degli altri".

È forse questa, confessa l'estremo difensore della porta della Juve e della nazionale, la molla che lo ha lanciato così in alto. Fino a 78 presenze con l'Italia, un titolo mondiale, un ruolo di calciatore simbolo. E infine la fascia di capitano sabato in Italia-Georgia: dopo Dino Zoff, è la prima volta per un portiere azzurro, dall'inizio e in una partita ufficiale.

"E' un altro motivo di orgoglio, anche se non smanio per averla. Non penso a raggiungere le 112 presenze di Zoff, però so che quella fascia ha anche un valore morale", dice Buffon, felice di prendere per questa volta - e poi definitivamente in futuro - il posto del capitano Cannavaro, squalificato. In fondo anche questo è un segnale del ricambio generazionale di cui si parla a Coverciano in questi giorni, complice il caso Del Piero.

"Vedrete, la sua avventura azzurra non è finita", assicura il compagno bianconero. Quella di Buffon, a differenza di altri veterani è al suo apice. Proprio oggi che, tra la crisi di Dida, le papere di Muslera e la scarsità di ricambi italiani, si profila un vuoto generazionale nel ruolo. "Avere un portiere straniero è una moda nata con l'esplosione di Dida - sostiene Buffon - Si è pensato che dovessimo passar lo scettro al Brasile nel nostro ruolo più tradizionale. Ovviamente non è così. I club sono andati su mercati a basso costo, e qualche volta anche a basso rendimento. Però i talenti italiani ci sono, eccome: guardate Amelia e Curci, che son qui con me in nazionale. Il problema è metterne a frutto il talento. Dai nostri giovani pretendiamo sempre troppo: li vogliamo fenomeni, e invece bastano i buoni giocatori".

È un atto di accusa chiaro, anche se privo di veleni, quello del portiere più forte al mondo la cui avventura nacque da una stagione da titolare a 18 anni, nel Parma. "Ha ragione il mio procuratore Martina, oggi il ruolo di portiere è il più stressante, nel calcio: noi pensiamo ai portieri di 40 anni fa, ma è tutto un altro mondo". I palloni veloci, il fuorigioco che va a sparire, la rapidità del gioco: e soprattutto la pressione. "In questo gli stranieri sono favoriti - spiega il n.1 azzurro - Hanno un'altra concezione del calcio e su un errore passano sopra. Al primo anno di Roma, Doni fu male accolto: non ha fatto una piega, ora è un signor portiere. Se un errore capita a un italiano, lo massacrano. Meglio che si tappi le orecchie e non sia curioso di ascoltare, altrimenti smette. Rischiamo di tarpare le ali ai nostri talenti".

Insomma, per un italiano sarebbe difficile fare come l'uruguaiano Muslera, dopo i 5 gol beccati dal Milan: "Mi ha fatto tenerezza, è stato umiliato anche troppo: però si è presentato tranquillamente in sala stampa". Eppure, anche da straniero è difficile accettare gli errori. Dida, per esempio? "Dite il calciatore o l"attoré? No, io lo assolvo: ha fatto un errore di cui si è reso subito conto, cadendo a terra a Glasgow. Lì è la frustrazione, in quei momenti un portiere vorrebbe essere ovunque tranne che su un campo di calcio".

Serve la fiducia di tifosi e media, allora: ma anche dei club. "Prendete Curci: so che avrebbe fatto volentieri un'esperienza lontano da Roma. Non so perché la società non glielo abbia permesso. Ma se giocasse un anno da titolare - conclude Buffon - dimostrerebbe tutte le sue potenzialità". In fondo non chiede altro di offrire ad altri le opportunità avute: "Oggi sono felice di essere rimasto alla Juve, anche se continuo a non sentirmi tra le favorite scudetto, e se Galliani dice che il Milan mi aveva già preso non è esattamente così - conclude Buffon -. Mi ritrovo tra i 30 candidati al Fifa World Player, è strano non ci siano Ibrahimovic e Totti, che da Scarpa d'Oro ci dovrebbe entrare di diritto. Insomma, ho passato i miei momenti brutti ma mi sento gratificato nel vedere dove sono arrivato: quando non sarò più in nazionale penserò alla fine, ma è ancora lontana...". Sulla via di Zoff, Gigi Buffon dovrà stressarsi ancora molto.

 

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